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Il Paradosso dell’IA: Un Gigante dai Piedi d’Argilla?

L’IA, evidentemente non è l’acronimo del prossimo obiettivo da sconfiggere in Mission Impossible, ma possiamo dire che è il nuovo “mostro” che tutti additano, anche se pochi lo conoscono veramente.

Un Gigante dai piedi d’Argilla che sta iniziando a mostrare delle crepe non indifferenti.

Tra gli esperti del settore si sta facendo largo una problematica allarmante: il “model collapse”.

Si tratta di un degrado delle prestazioni dei modelli di Intelligenza Artificiale generativa causato da un addestramento con contenuti prodotti da altre intelligenze artificiali.

Non è solo una questione per “nerd”; ha implicazioni profonde, persino filosofiche. Ma andiamo con ordine.

L’IA è Ovunque, Anche Dove Non la Vedi

Scommetto che hai interagito con l’IA più volte di quanto pensi. Quando chiedi a Siri di trovare un numero di telefono o la strada migliore, oppure quando la chat di un sito aziendale ti risponde in automatico: è tutto frutto dell’Intelligenza Artificiale. Negli ultimi dieci anni, i giganti della tecnologia hanno gareggiato per creare strumenti di IA generativa sempre più complessi.

Un esempio lampante è GPT-3 di OpenAI, introdotto nel 2020. Con i suoi 175 miliardi di parametri, è uno dei modelli più sofisticati mai realizzati, capace di generare testi simili a quelli umani, sostenere conversazioni, scrivere codici e tradurre lingue.

Ciò che rende questi modelli così affascinanti, o inquietanti, è la loro capacità di auto-apprendere. Il Deep Learning mira a replicare il processo di apprendimento umano, permettendo ai computer di “imparare” autonomamente, senza una programmazione esplicita. E a giudicare da un recente studio del MIT di Boston, ci stanno riuscendo fin troppo bene: sembra che il nostro cervello stia diventando pigro, affidandosi eccessivamente all’IA invece di pensare criticamente.

L’IA dovrebbe essere uno strumento per velocizzare e perfezionare processi complessi, come nel campo medico e scientifico. Pensiamo al Premio Nobel per la Chimica assegnato a Demis Hassabis e John M. Jumper di Google DeepMind per AlphaFold, uno strumento che risolve il ripiegamento proteico. Invece, troppo spesso, la usiamo come sostituto del nostro cervello. E questo, oltre a un potenziale “instupidimento” generale, ci porta dritti al paradosso del “model collapse”.

Di Cosa si Nutre il Gigante?

L’IA è un gigante affamato, ma di cosa si nutre? Dati, tantissimi dati. Miliardi di informazioni alimentano algoritmi capaci di compiere operazioni che fino a poco tempo fa sembravano fantascienza.

Inizialmente, questi dati provenivano da fonti eterogenee e “pulite”: libri, enciclopedie, report, materiale fotografico. Oggi, invece, gran parte delle informazioni viene estratta dal web, spesso in modo non trasparente.

Le modalità di raccolta dati sollevano gravi questioni etiche e legali. Molte aziende aggirano facilmente le poche restrizioni esistenti. Ad esempio, i nostri commenti e foto su Facebook o Instagram sono “benzina” per l’IA di Meta, a meno che non si invii un’opposizione specifica e motivata. Questo apre scenari preoccupanti di violazioni di copyright e privacy.

Sul sito del Garante per la Privacy trovate la pagina con tutti link ai moduli.

I dati sintetici, generati dalle stesse IA, complicano ulteriormente il quadro. Non permettono di risalire alle informazioni originali, e il loro trattamento comporta rischi sia nella fase di addestramento che nell’uso finale. Gli utenti dovrebbero essere pienamente informati, come stabilito dall’articolo 13 del GDPR, sulle modalità e finalità del trattamento dei loro dati personali per l’addestramento di modelli generativi. Anche lo European Data Protection Supervisor, il Garante Europeo per la protezione dei dati, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di valutazioni preliminari sui rischi di re-identificazione.

Il Paradosso del cane che si morde la coda

L’IA è particolarmente “ghiotta” di dati “vergini”, ovvero contenuti non generati da altre IA, perché questi sono in esaurimento. Per addestrare nuovi modelli affidabili, servono dati originali. Altrimenti, si entra in un paradosso circolare: “copiare da chi copia”, un cane che si morde la coda.

Internet è ormai “inquinato” da dati apparentemente creati da umani, ma spesso indistinguibili da quelli reali. Questo significa che l’IA sta imparando non più dal pensiero umano, ma dalla sua stessa eco. E, come ben sappiamo, essere egoriferiti non funziona nemmeno in campo informatico.

Come ha ben scritto Vittorio Dublino in suo articolo: “Se il sistema interroga un ecosistema già popolato da copie, da sintesi, da derivati del derivato, allora anche la sua risposta sarà una rielaborazione sterile di qualcosa che nessuno ha mai veramente pensato.”

È un po’ come quando a scuola si copiava da chi copiava: alla fine i professori si accorgevano quasi sempre dell’inganno. Oggi, ci accorgiamo di questo livellamento verso il basso?

Oltre l’Etica: L’Impatto Economico

Il model collapse non è solo un problema etico o intellettuale, ma ha ripercussioni economiche profonde e multifattoriali:

  • Perdita di Produttività e Innovazione:
    • Riduzione dell’efficienza: Se i modelli IA in settori chiave (manifattura, logistica, finanza, sanità) producono risultati inaffidabili, l’efficienza generale diminuisce drasticamente.
    • Frenata dell’innovazione: L’IA è un motore di ricerca e sviluppo. Se la qualità degli output diminuisce, il ritmo dell’innovazione rallenta, con conseguenze a lungo termine sulla crescita economica.
    • Decisioni errate: Le aziende che si affidano all’IA per strategie di investimento, analisi di mercato o diagnosi mediche potrebbero subire perdite finanziarie significative o danni reputazionali a causa di decisioni basate su dati o analisi inaccurate.

Abbiamo disimparato a correre perché abbiamo comprato un’auto. Adesso l’auto sta finendo la benzina. Con i muscoli atrofizzati e senza conoscere da soli la strada, saremo in grado di tornare ad andare avanti sulle nostre gambe?

La Nuova Sfida: Tornare a Pensare

Questo scenario ci impone una riflessione cruciale: serve qualcuno che pensi davvero. E serve anche un sistema che evidenzi la differenza, etichettando i dati generati da IA per rendere più trasparente l’uso dei prodotti digitali.

È un ritorno sorprendente, forse auspicabile: ciò che è autenticamente umano — pensiero critico, esperienza diretta, parola incarnata — torna ad avere valore. Ma solo se sapremo riconoscerlo, custodirlo, proteggerlo.”

L’allenamento al pensiero critico è la nuova, grande sfida. Nell‘era della disconnessione, dobbiamo tornare a orientarci, scrivere, ricordare a memoria, creare. E, più in generale, tornare a essere consapevoli delle nostre scelte, senza accettare passivamente quelle offerte “gratis” e “veloci”.

Quando scrivo un articolo su questo blog WordPress mi segnala frasi troppo lunghe o complesse, mi chiede di semplificare. Più è facile, più verrà letto e condiviso, aumentando il traffico.

Ma ho davvero espresso ciò che volevo, nel modo in cui volevo? Non si tratta solo di grammatica, ma della costruzione della frase, delle parole, del pensiero e, in definitiva, dello stile!

Il pensiero complesso e il pensiero critico sono ciò che renderà ancora una volta l’“homo sapiens sapiens” al centro del processo evolutivo.

 

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L’era della disconnessione un mondo senza social media

È difficile immaginare un mondo senza social media, dove ogni informazione e contatto non siano a portata di clic. Eppure, per una parte crescente della popolazione mondiale, questa realtà è già tangibile.

Alcune delle piattaforme più onnipresenti stanno diventando inaccessibili in diverse nazioni, sollevando questioni complesse su sicurezza nazionale, protezione dei minori e libertà di espressione.

Che sia arrivata l’era della disconnessione?

TikTok, il gigante dei video brevi, è al centro di una vera e propria tempesta globale. Oltre venti paesi hanno già imposto restrizioni, spinti da preoccupazioni legate alla sicurezza dei dati e all’influenza del governo cinese.

Negli Stati Uniti, un tentativo di divieto totale è stato temporaneamente implementato il 19 gennaio 2025, per poi essere revocato. Tuttavia, la pressione non si è allentata. Paesi come Taiwan, l’Unione Europea, Canada, Lettonia, Danimarca, Belgio e Regno Unito hanno già bandito TikTok dai dispositivi governativi.

L’Australia ha fatto un passo ulteriore, approvando una legge che vieta completamente l’accesso ai social media per i minori di 16 anni. Il Venezuela ha multato ByteDance, la società madre di TikTok, per 10 milioni di dollari a causa della mancata prevenzione di “challenge” pericolose che hanno causato la morte di adolescenti. I fondi sono stati destinati a un “fondo per le vittime di TikTok”.

Le ragioni dietro i blocchi: sicurezza, stabilità e protezione

Le motivazioni che spingono i governi a limitare o bloccare l’accesso ai social media sono molteplici e complesse.

Sicurezza Nazionale e Stabilità Politica

Molti paesi hanno bloccato o limitato i social media durante periodi di instabilità politica o proteste, spesso per controllare il flusso di informazioni e reprimere il dissenso.

  • In Iran, durante proteste su larga scala (come nel 2009 e nel 2019), il governo ha bloccato l’accesso a piattaforme come Facebook, Twitter, YouTube e servizi di messaggistica istantanea.
  • In Myanmar (Birmania), dopo il colpo di stato militare del 2021, Facebook e altre piattaforme sono state oscurate per limitare l’organizzazione delle proteste.
  • Situazioni simili si sono verificate in Uganda e Kazakistan.
  • In Russia, a seguito dell’invasione dell’Ucraina nel 2022, l’accesso a Facebook, Instagram e Twitter è stato bloccato, citando la diffusione di “notizie false”.

Spesso, queste azioni sono giustificate con la necessità di mantenere l’ordine pubblico o proteggere la sicurezza nazionale. Tuttavia, sono frequentemente criticate come violazioni della libertà di espressione e del diritto all’informazione.

Protezione dei Minori e Contenuti Inappropriati

Il dibattito sull’imposizione di un limite d’età legale per l’uso dei social media è tornato centrale.

Dopo il divieto in Australia per i minori di 16 anni e una causa contro TikTok in Francia, la discussione è alimentata dalle crescenti preoccupazioni scientifiche sugli effetti negativi dell’uso scorretto della tecnologia sui giovani.

Il presidente francese Macron ha recentemente dichiarato l’intenzione di vietare l’uso dei social media a tutti i minori di 15 anni, qualora l’Unione Europea non adotti rapidamente una regolamentazione comune. L’obiettivo è bloccare l’accesso alle piattaforme sotto tale soglia d’età con verifiche stringenti, strumenti biometrici e multe salate per le aziende inadempienti. Macron ha definito l’ambiente digitale attuale “tossico”, sottolineando i danni psicologici legati all’uso precoce dei social e il ruolo dei minori in fatti di cronaca violenta.

 

L’Italia e l’Europa: verso una regolamentazione comune?

Anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione. Una circolare del Ministro dell’Istruzione Valditara ha esteso il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari agli alunni delle scuole secondarie di secondo grado, citando rapporti di OCSE, OMS e Istituto Superiore di Sanità.

In Europa, si sta lavorando per definire una soglia d’età comune (digital-age majority), al di sotto della quale i minori non potrebbero accedere alle piattaforme social senza il consenso esplicito dei genitori. Parallelamente, si discute della necessità di rivedere le “architetture persuasive” – funzionalità come autoplay, feed personalizzati e notifiche – progettate per massimizzare il tempo di permanenza sulle app.

La principale sfida rimane la verifica dell’età: gli attuali sistemi sono facilmente aggirabili. La proposta della Grecia prevede controlli più rigorosi e tecnologicamente avanzati, integrati direttamente negli hardware, una soluzione che potrebbe incontrare resistenza da parte di produttori come Apple e Google.

L’attuale soglia dei 13 anni, adottata come standard da molte piattaforme, deriva dal Children’s Online Privacy Protection Act americano del 1998. In Europa, il GDPR lascia agli stati membri la facoltà di fissare l’età del consenso digitale tra i 13 e i 16 anni, ma questo limite è spesso aggirabile, anche con l’uso di VPN.

Vietare non basta: l’importanza dell’educazione digitale

 

Se da un lato la regolamentazione è necessaria, dall’altro è chiaro che vietare da solo non basta. Se per i minori c’e una forte sensibilizzazione, spesso sono proprio gli adulti ad essere “fagocitati” dal mondo dei social media.

È difficile educare quando si dà il cattivo esempio, soprattutto quando manca una conoscenza approfondita dell’argomento. Non tutti gli adulti hanno le competenze per utilizzare la rete con un approccio critico, attento e rispettoso. Il problema dell’educazione digitale riguarda spesso gli adulti e deve essere affrontato con determinazione.

 

Cosa ne pensi di queste restrizioni? Credi che siano efficaci per proteggere i minori e la sicurezza, o limitano eccessivamente la libertà online?

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Olimpiadi 2024 il primo record è sulla cybersecurity

Non sappiamo ancora quali atleti si aggiudicheranno le tanto agognate medaglie olimpiche, ma sappiamo già che, in queste Olimpiadi 2024, il primo record raggiunto è quello relativo alla cybersecurity.

Stasera tutto il mondo avrà gli occhi puntati sulla cerimonia di apertura di questa edizione dei giochi olimpici e l’occasione è ghiotta anche per gli hacker.

«Per le Olimpiadi di Parigi ci aspettiamo 4 miliardi di attacchi, un numero spaventoso», dice Gilles Walbrou, chief technology officer di DataDome, l’azienda francese si occupa di cybersicurezza.

 

Già stamattina si è verificato il caos alla rete ferroviaria. Un “attacco massiccio” contro la rete dei treni ad alta velocita’ Tgv, che causerà interruzioni per molte ore. Colpiti circa 800.000 viaggiatori come ha dichiarato l’amministratore delegato della Sncf Jean-Pierre Farandou durante una conferenza stampa. Il ministro dei Trasporti francese, Patrice Vergriete, ha affermato che “tutti gli elementi indicano che questi atti sono premeditati” ed ha definito il sabotaggio delle linee ad alta velocità “un’azione criminale scandalosa”.

 

 

 

Oltre ai cybercriminali che mirano a creare scompiglio o veri e propri atti di terrorismo, anche noi, comodamente seduti in poltrona, possiamo essere nel mirino di “semplici” truffe online.

Vendita di biglietti falsi e phishing

Approfittando dell’euforia del momento i malintenzionati potranno compiere truffe di vario tipo. Ad esempio la vendita di biglietti falsi,  phishing (l’invio di email ingannevoli per provocare danni a un computer o rubare dati importanti) e streaming illegale. I truffatori sono infatti bravissimi a creare dei siti fraudolenti che simulano in tutto e per tutto quelli ufficiali.

In caso di acquisti online vi ricordiamo di:

  • Verificare sempre l’autenticità del sito!  Accertati che il sito in questione utilizzi il protocollo HTTPS che indica la presenza di una connessione sicura
  • Cercare recensioni e feedback di altri utenti on line
  • Utilizzare metodi di pagamento sicuri che offrono protezione contro le frodi, ovvero quelli che abbiano una tracciabilità. Dunque sì a tutti quei portali ecommerce che supportano sistemi di comprovata serietà e sicurezza. Diffidare invece, dalle richieste di pagamenti con sistemi non tracciabili.  Ad esempio ricariche PostePay o di altre carte simili, trasferimenti tramite Western Union o altri sistemi di scambio di denaro contante nazionali e internazionali.
  • Attenzione ai prezzi troppo bassi. Se un’offerta sembra troppo buona per essere vera, probabilmente non lo è!
Streaming illegale

Tanti appassionati vorranno non perdere un attimo di questo atteso avvenimento sportivo! Se non si ha la possibilità di andare a Parigi alcune piattaforme offrono la possibilità di seguire le Olimpiadi online.

Inutile dire che alcuni siti offrono lo streaming illegale ad alcune gare più attese o all’intera manifestazione. Oltre ad essere un’attività illecita perseguibile penalmente, questi siti possono infettare il computer con malware o spyware, mettendo a rischio i dati personali e finanziari.

Vi consigliamo quindi di utilizzare sempre siti ufficiali e le reti televisive autorizzate.
Evitate di cliccare su link di streaming condivisi su social media o forum non verificati. Questi possono portare a siti pericolosi.

Wi-Fi pubblico poco sicuro

Per i fortunati che invece si trovano a Parigi in questo periodo vi segnaliamo di stare attenti ai Wi-Fi pubblici visto che circa il 25% non è sicuro.

I ricercatori del GReAT (Global Research and Analysis Team) di Kaspersky hanno infatti analizzato e valutato la sicurezza delle reti Wi-Fi aperte a cui i visitatori potrebbero collegarsi, e hanno scoperto che un quarto (25%) di queste reti presenta gravi carenze di sicurezza, come una crittografia debole o inesistente, che le rendeva vulnerabili agli attacchi di intercettazione, decrittografia o cracking.

 

E dopo questi consigli non ci resta che linkarvi il sito ufficiale con il programma completo e con la frase storica del Barone de Coubertin fondatore dei Giochi Olipici Moderni

“La cosa importante nei Giochi Olimpici non è vincere ma partecipare. La cosa essenziale nella vita non è conquistare ma combattere bene.”

 

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Le APP dell’estate da non perdere!

In questa lunga estate calda una breve selezione di App e siti da non perdere per renderla più piacevole.

Evitiamo di inserire nell’elenco quelle inflazionate per prenotare alloggi, ristoranti e aerei. Invece abbiamo scelto qualche applicazione che forse ancora non conoscete!

Prima di partire per un lungo viaggio…

Se vi muovete in auto, oltre a Google Maps una delle App più utili è Waze , che non solo ti da dritte sulle strade da percorrere per arrivare prima a destinazione, ma ti permette anche di pianificare il tuo viaggio inviandoti una notifica quando è il momento migliore per partire! Finalmente le partenze intelligenti sono possibili!

 

Se una volta arrivati in una città vi capita di dover usare i mezzi pubblici allora può esservi d’aiuto Citymapper l’app che sa tutto di tram, autobus, metropolitane e treni dell’area urbana; ti avvisa dei ritardi sulle tratte che sfrutti di più; indica le stazioni più vicine per la destinazione che hai scelto e ti avvisa con una notifica quando è ora di scendere.  Conteggia perfino le calorie che consumi nel tragitto! Addirittura con l’opzione “Cammina di meno” calcola l’opzione con il minor percorso a piedi per evitare il gran caldo oppure la pioggia. Cosa volere di più?

Attività all’aperto

Diciamo la verità! Quanto fa estate togliere il pallore invernale e sfoggiare un colorito invidiabile che faccia pronunciare a chi incontriamo la frase “Ma che bell’abbronzatura! Dove sei stato?”.

Anche se è frutto solo della pausa pranzo nella piscina vicino all’ufficio, possiamo comunque millantare viaggi esotici per il solo sfizio di divertirci un pò alle spalle dell’avventore credulone!

Scherzi a parte, che vi abbronziate sul balcone di casa o in una spiaggetta delle Figi, non dimenticate di proteggervi in modo adeguato dai raggi solari!

 

A tal proposito l’Organizzazione Mondiale della Sanità promuove l’utilizzo di SunSmart Global UV, una app disponibile gratuitamente sugli store Apple e Google, che indica il livello di raggi UV e le misure da adottare per esporsi al sole in maniera sicura, sulla base della posizione geografica dell’utente e dei dati raccolti sulle misurazioni meteorologiche nazionali.

Lo strumento fornisce, inoltre, informazioni sulle previsioni meteo fino a 5 giorni successivi, ponendo in rilievo le fasce orarie a maggiore rischio.

 

Se amate vivere a contatto con la natura ecco un’app per scoprire e condividere i migliori percorsi all’aria aperta per ciclismo, escursionismo e molte altre attività.

Wikiloc è in continua evoluzione grazie ad una comunità di 11 milioni di membri che hanno già esplorato e condiviso più di 39 milioni di percorsi in 80 diversi tipi di attività outdoor. Itinerari in tutto il mondo, solo in Italia ne trovate fino a 3 milioni, di cui più di 1 milione sono sentieri escursionistici. Potete esplorare in sicurezza i sentieri con ausili come gli indicatori di direzione, la bussola e gli avvisi audio che segnalano quando si esce dal sentiero. Molti membri della community di Wikiloc fanno un ottimo lavoro evidenziando punti di interesse lungo i sentieri. Utilizzando le mappe offline si possono seguire itinerari anche in assenza di connessione.

Se invece le vostre intenzioni sono di oziare sdraiati in spiaggia sotto l’ombrellone avete una vasta scelta di opportunità!

Spiagge.it è il portale dedicato ai gestori e agli utenti degli stabilimenti balneari da cui è possibile prenotare online e senza stress spiagge, lettini e ombrelloni. La app creata da due amici riminesi nel 2020, dopo il boom legato all’obbligo di prenotazione post pandemia, si è consolidata contando più di 1.200 stabilimenti balneari distribuiti in tutta Italia, oltre a laghi e piscine.

Hai prenotato il tuo ombrellone per tutta la stagione ma vuoi risparmiare sull’abbonamento quando non puoi andarci? Puoi farlo da Playaya. L’iscrizione è gratuita, devi selezionare lo stabilimento, impostare data e orario in cui non utilizzerai il servizio spiaggia e puoi dire addio agli sprechi! Condividendo l’ombrellone ricevi un contributo spese in denaro, pari al 60% della condivisione acquistata da un bagnante last minute.

 

Ma se preferite la spiaggia libera no problem! Anche in spiaggia libera può essere difficile trovare posto e può convenire prenotare il proprio spazio in anticipo. Al momento non esiste una app nazionale che le raccolga tutte, ma bisogna affidarsi ai vari enti locali che gestiscono i litorali.

Per le spiagge libere dell’Isola d’Elba su Elba Spiagge trovate a disposizione l’elenco delle spiagge la mappa e il meteo per ogni versante. Le spiagge di Posillipo si possono prenotare collegandosi al sito www.spiaggelibere.it dovesi regolano gli accessi alla spiaggia di Donn’Anna e delle Monache. Le prenotazioni delle spiagge libere di Sperlonga possono essere effettuate su iolido.it

L’acqua pubblica

Che andiate in vacanza o che restiate in città, ecco come raggiungere le fontane di acqua pubblica per potersi rinfrescare. In Italia le due principali app con copertura nazionale sono Waidy e Fontanelle.org

Waidy mappa circa 50.000 punti di distribuzione idrica in Italia tra cui Toscana, Lazio, Umbria, Molise e Campania.

Fontanelle.org è una mappa interattiva che raccoglie circa 70.000 fontane. L’utente può eseguire agevolmente via app segnalazioni in merito a guasti, rimozioni e nuove fonti.

Per chi resta

Se rimanete in città e vi manca il compagno per la partita di tennis o di padel, potete scaricare Wansport da dove puoi prenotare il campo e invitare compagni di gioco iscritti nella community.

Stessa cosa anche per Playtomic e WeSmash. Dovete solo capire quale app utilizza il vostro centro sportivo di riferimento!

Per rinfrancar lo spirito

Vi siete accorti solo ora che la vostra biblioteca di riferimento è chiusa e non avete fatto “scorta” per le vostre letture estive? Nessun problema!

Su MediaLibraryOnLine trovate un’ampia scelta di libri in formato digitale e anche musica, video, riviste e quotidiani, audiolibri, contenuti per e-learning.
Secondo il tipo di collezione, potete consultare in streaming oppure scaricare i contenuti, che resteranno sul dispositivo che utilizzate per un periodo variabile in relazione al materiale.

App di gioco

Che partiate o no qualche App di gioco che potete utilizzare ovunque voi siate per mantenere in allenamento anche la mente!

 

La mitica Settimana Enigmistica immancabile compagna di pomeriggi oziosi, è disponibile su app da scaricare per ritrovare tutti i suoi celebri giochi come cruciverba, rebus, enigmi, vignette e tanto altro. Nella versione a pagamento è possibile giocare anche offline, utile se si dispone di tablet e relativa pennina.

 

 

 

 

Brain Test – Giochi mentali, raccoglie u’ ampia serie di trabocchetti, enigmi e piccoli mini giochi per stimolare il ragionamento e il pensiero veloce.

 

 

 

 

 

E chiudiamo con quello che è più affine alle nostre corde, ovvero The Password Game il gioco online che diventerà il tormentone estivo per gli appassionati di logica e sicurezza!

 

Il funzionamento del gioco è semplice: tutto ha inizio da una pagina vuota in cui compare l’indicazione “Scegli una password”, che risponda al solo requisito delle cinque lettere. Andando avanti le richieste diventano sempre più specifiche e impegnative: un carattere speciale, un numero romano, un mese dell’anno, il nome di Starbucks e via dicendo. Fino ad arrivare alla migliore mossa degli scacchi presente su una scacchiera.

Insomma, The Password Game sa essere un vero e proprio rompicapo, in grado di tenere incollato il giocatore allo schermo.

 

 

 

 

 

Se avete App utili da segnalarci scrivetelo nei commenti!

Non resta che augurarvi BUONA ESTATE!

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Intelligenza Artificiale tra fascino e paura

Intelligenza Artificiale tra fascino e paura

Ti facciamo una semplice domanda. Chi sei? Chi potresti essere? Dove stai andando? Cosa c’è nel mondo? Quali possibilità ci sono?

La Element Software è orgogliosa di presentare il primo sistema operativo di intelligenza artificiale. Un’entità intuitiva che ti ascolta, ti capisce e ti conosce. Non è solo un sistema operativo, è una coscienza. Ecco a voi OS Uno.

(dal film “HER” scritto e diretto da Spike Jonze)

Usciva al Cinema 10 anni fa HER, pellicola vincitrice dell’Oscar come miglior sceneggiatura originale nel 2014. Qui il regista e sceneggiatore Spike Jonze immaginava che, in un futuro non troppo lontano (probabilmente il nostro oggi…), la tecnologia avesse preso il sopravvento nella vita quotidiana, le persone vivessero costantemente a contatto con i propri device, dotati di funzioni molto avanzate. Talmente avanzate che il protagonista, Joaquin Phoenix, riuscirà ad instaurare una relazione profondissima con il suo OS 1, un’intelligenza artificiale con voce femminile chiamata Samantha.

 

Le sue elevate capacità di ascolto e comprensione, di empatia, di auto apprendimento potevano sembrare in quel momento una visione fantascientifica, ma oggi sono oggetto di un dibattito profondo e filosofico su come questi enormi e veloci progressi informatici cambieranno non solo il mondo del lavoro ma anche il nostro modo di vivere le relazioni.

 

 

 

 

Questo perché la paura è sempre quella di non riuscire a riconoscere più l’umano dal non-umano, ciò che viene pensato e prodotto da una persona e ciò che invece è ad opera di una macchina. E di conseguenza di essere facilmente sostituiti ma ancor peggio che le macchine possono essere programmate e utilizzate a uso e consumo di qualcuno. Scenari apocalittici che effettivamente fino ad ora avevamo gustato con piacere al cinema sgranocchiando pop-corn, ma che vederli così realizzabili oggi ci inquieta un po’ di più.
Gli ambiti applicativi sono molteplici, non solo legati al high tech ma anche all’arte, alla didattica, alla scrittura… addirittura come sostegno psicologico!

Che cosa è un’intelligenza artificiale?

Prima di esprimere pareri intanto facciamo un passo indietro per capire come nasce.

L’intelligenza artificiale (AI) è la tecnologia che consente di simulare i processi dell’intelligenza umana attraverso la creazione e l’applicazione di algoritmi integrati in un ambiente di calcolo dinamico. In pratica l’obiettivo dell’AI è di sviluppare delle macchine dotate di capacità autonome di apprendimento e adattamento simulando il più possibile i modelli di apprendimento umani.

Anche se la fascinazione dell’uomo in tal senso risale addirittura al primo secolo a.C., il termine “intelligenza artificiale” è stato coniato nel 1955 da John McCarthy nel documento in cui lui e altri scienziati richiedevano la conferenza “Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence” con la seguente motivazione:

«Lo studio procederà sulla base della congettura per cui, in linea di principio, ogni aspetto dell’apprendimento o una qualsiasi altra caratteristica dell’intelligenza possano essere descritte così precisamente da poter costruire una macchina che le simuli. Si tenterà di capire come le macchine possano utilizzare il linguaggio, formare astrazioni e concetti, risolvere tipi di problemi riservati per ora solo agli esseri umani e migliorare se stesse.»

Da questo i temi principali del campo di ricerca sono stati le reti neurali, la teoria della computabilità, la creatività, l’elaborazione del linguaggio naturale e l’analisi delle capacità di problem solving degli esseri umani.

Il fatto che l’utilizzo di tutto ciò potesse avere un impatto etico e sociale non indifferente!
Lo stesso Stephen Hawking aveva espresso non poche perplessità nelle sue ultime interviste:
«Il successo nel creare l’AI efficace, potrebbe essere il più grande evento della storia della nostra civiltà. O il peggio. Non lo sappiamo. Quindi non possiamo sapere se saremo infinitamente aiutati da AI, o ignorati da essa, o presumibilmente distrutti da essa. A meno che non impariamo come prepararci ed evitare i potenziali rischi. L’AI potrebbe essere il peggior evento nella storia della nostra civiltà. Porta pericoli, come potenti armi autonome o nuovi modi per pochi di opprimere i molti. Potrebbe portare grandi perturbazioni alla nostra economia».

L’utilizzo nel mondo del lavoro

C’è chi invece valuta gli aspetti positivi.
Intanto è necessario ricordare che l’intelligenza artificiale può essere fondamentale per la sicurezza informatica. Grazie alla capacità di analizzare rapidamente grandi insiemi di dati, è possibile evidenziare e prevedere possibili minacce, così da attivare tempestivamente procedure di difesa evitando perdite di dati, di tempo e spesso anche di soldi.

E a fronte di chi sostiene che “i robot ci ruberanno il lavoro” c’è addirittura chi va in senso contrario!
In un articolo uscito su Forbes pochi giorni fa si prevede invece che l’utilizzo dell’AI abbatterà i costi del lavoro e aumenterà la produttività.

L’utilizzo dell’IA potrà ridurre lo stress integrando, piuttosto che sostituire, le capacità umane. Anzi, fino ad oggi, l’introduzione dell’AI nelle aziende ha creato più posti di lavoro di quelli che ha fatto perdere (dati OCSE gennaio 2021).

 

 

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Intelligenza Artificiale tra fascino e paura

Ti facciamo una semplice domanda. Chi sei? Chi potresti essere? Dove stai andando? Cosa c’è nel mondo? Quali possibilità ci sono?

La Element Software è orgogliosa di presentare il primo sistema operativo di intelligenza artificiale. Un’entità intuitiva che ti ascolta, ti capisce e ti conosce. Non è solo un sistema operativo, è una coscienza. Ecco a voi OS Uno.

(dal film “HER” scritto e diretto da Spike Jonze)

Innamorarsi del proprio IA

Usciva al Cinema 10 anni fa HER, pellicola vincitrice dell’Oscar come miglior sceneggiatura originale nel 2014. Qui il regista e sceneggiatore Spike Jonze immaginava che, in un futuro non troppo lontano (probabilmente il nostro oggi), la tecnologia avesse preso il sopravvento nella vita quotidiana, le persone vivessero costantemente a contatto con i propri device, dotati di funzioni molto avanzate. Talmente avanzate che il protagonista, Joaquin Phoenix, riuscirà ad instaurare una relazione profondissima con il suo OS 1, un’intelligenza artificiale con voce femminile chiamata Samantha.

 

Le sue elevate capacità di ascolto e comprensione, di empatia, di auto apprendimento potevano sembrare in quel momento una visione fantascientifica, ma oggi sono oggetto di un dibattito profondo e filosofico su come questi enormi e veloci progressi informatici cambieranno non solo il mondo del lavoro ma anche il nostro modo di vivere le relazioni.

 

Questo perché la paura è sempre quella di non riuscire a riconoscere più l’umano dal non-umano, ciò che viene pensato e prodotto da una persona e ciò che invece è ad opera di una macchina. E di conseguenza di essere facilmente sostituiti. Ma ancor peggio che le macchine possono essere programmate e utilizzate ad uso e consumo di qualcuno. Scenari apocalittici che effettivamente fino ad ora avevamo gustato con piacere al cinema sgranocchiando pop-corn, ma che vederli così realizzabili oggi ci inquieta un po’ di più.
Gli ambiti applicativi sono molteplici, non solo legati al high tech ma anche all’arte, alla didattica, alla scrittura… addirittura come sostegno psicologico!

Che cosa è un’intelligenza artificiale?

Prima di esprimere pareri intanto facciamo un passo indietro per capire come nasce.

L’intelligenza artificiale (AI) è la tecnologia che consente di simulare i processi dell’intelligenza umana attraverso la creazione e l’applicazione di algoritmi integrati in un ambiente di calcolo dinamico. In pratica l’obiettivo dell’AI è di sviluppare delle macchine dotate di capacità autonome di apprendimento e adattamento simulando il più possibile i modelli di apprendimento umani.

Anche se la fascinazione dell’uomo in tal senso risale addirittura al primo secolo a.C., il termine “intelligenza artificiale” è stato coniato nel 1955 da John McCarthy nel documento in cui lui e altri scienziati richiedevano la conferenza “Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence” con la seguente motivazione:

«Lo studio procederà sulla base della congettura per cui, in linea di principio, ogni aspetto dell’apprendimento o una qualsiasi altra caratteristica dell’intelligenza possano essere descritte così precisamente da poter costruire una macchina che le simuli. Si tenterà di capire come le macchine possano utilizzare il linguaggio, formare astrazioni e concetti, risolvere tipi di problemi riservati per ora solo agli esseri umani e migliorare se stesse.»

Da questo i temi principali del campo di ricerca sono stati le reti neurali, la teoria della computabilità, la creatività, l’elaborazione del linguaggio naturale e l’analisi delle capacità di problem solving degli esseri umani.

Il fatto che l’utilizzo di tutto ciò potesse avere un impatto etico e sociale non indifferente!
Lo stesso Stephen Hawking aveva espresso non poche perplessità nelle sue ultime interviste:
«Il successo nel creare l’AI efficace, potrebbe essere il più grande evento della storia della nostra civiltà. O il peggio. Non lo sappiamo. Quindi non possiamo sapere se saremo infinitamente aiutati da AI, o ignorati da essa, o presumibilmente distrutti da essa. A meno che non impariamo come prepararci ed evitare i potenziali rischi. L’AI potrebbe essere il peggior evento nella storia della nostra civiltà. Porta pericoli, come potenti armi autonome o nuovi modi per pochi di opprimere i molti. Potrebbe portare grandi perturbazioni alla nostra economia».

Stephen Hawking aveva espresso non poche perplessità nelle sue ultime interviste: «Il successo nel creare l'AI efficace, potrebbe essere il più grande evento della storia della nostra civiltà. O il peggio. Non lo sappiamo. Quindi non possiamo sapere se saremo infinitamente aiutati da AI, o ignorati da essa, o presumibilmente distrutti da essa. A meno che non impariamo come prepararci ed evitare i potenziali rischi. L’AI potrebbe essere il peggior evento nella storia della nostra civiltà. Porta pericoli, come potenti armi autonome o nuovi modi per pochi di opprimere i molti. Potrebbe portare grandi perturbazioni alla nostra economia».

L’utilizzo nel mondo del lavoro

C’è chi invece valuta gli aspetti positivi.
Intanto è necessario ricordare che l’intelligenza artificiale può essere fondamentale per la sicurezza informatica. Grazie alla capacità di analizzare rapidamente grandi insiemi di dati, è possibile evidenziare e prevedere possibili minacce, così da attivare tempestivamente procedure di difesa evitando perdite di dati, di tempo e spesso anche di soldi.

E a fronte di chi sostiene che “i robot ci ruberanno il lavoro” c’è addirittura chi va in senso contrario!
In un articolo uscito su Forbes pochi giorni fa si prevede invece che l’utilizzo dell’AI abbatterà i costi del lavoro e aumenterà la produttività.

L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale potrà ridurre lo stress integrando, piuttosto che sostituire, le capacità umane ed anzi, fino ad oggi, l’introduzione dell’AI nelle aziende ha creato più posti di lavoro di quelli che ha fatto perdere (dati OCSE gennaio 2021).

 

L’argomento è molto vasto ed in continua evoluzione. Seguiteci nel nostro prossimo articolo per scoprire qualche utile applicazione delle IA.

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Microchip sottopelle tra fantascienza e realtà

Mentre in Italia imperversa il dibattito sul pagamento in contanti, quanto, come, dove e perché, all’Estero ormai già da tempo c’è chi per pagare porge solo una mano!

Quello che pensavamo fosse possibile sono nei film di fantascienza per qualcuno è una realtà di uso quotidiano.

c’è chi per pagare porge solo una mano

Uno sguardo oltreconfine

In Svezia sono migliaia le persone che già dal 2015 hanno scelto di inserire sotto la pelle un microchip per velocizzare la propria routine quotidiana.

Fare la spesa senza carte o contanti, avere sempre letteralmente a portata di mano i biglietti dei mezzi di trasporto oppure la tessera sanitaria con la propria storia clinica per esempio.

Anche in Svizzera, soprattutto tra i giovani appassionati di nuove tecnologie, pare che questa avvenieristica possibilità sia stata accolta con successo.

A lanciarla Oltralpe è stato un chirurgo plastico, Christian Köhler di Zurigo, che alla “modica” cifra di circa 1.000 euro, riesce ad impiantare sottopelle un sistema di pagamento contactless.

Secondo un sondaggio della Bbc, condotto su 4.000 europei, il 51% degli intervistati prenderebbe in considerazione l’idea di installare un microchip sottocutaneo.

Patrick Pauman, un trentasettenne olandese, che si definisce un “biohackerse ne è fatti impiantare addirittura 32 coi quali può aprire la porta di casa, l’auto, pagare nei negozi e prendere la metro.

Un accessorio quindi che sembra semplificare la vita quotidiana degli utilizzatori, e che, dicono i sostenitori, è un oggetto completamente passivo!

Infatti emette dati solo quando si appoggia la mano su un lettore di carte Nfc. Questo tipo di tecnologia infatti è supportata da comunicazione wireless a corto raggio e ad alta frequenza, permettendo lo scambio di informazioni tra dispositivi, esattamente come avviene nei nostri smartphone.

Questa tecnologia è nota dal 1998, ma solo nell’ultimo decennio è stata resa disponibile sul mercato.
E la Privacy?

Se vi state chiedendo se tutto ciò metta ancora di più a dura prova la nostra Privacy, gli sviluppatori garantiscono che il chip sottocutaneo, a differenza per esempio del GPS utilizzato dagli smartphone, è un sistema passivo. Paradossalmente se uscissimo di casa senza cellulare ma con il chip nessuno saprebbe dove siamo! Nemmeno GoogleMaps potrebbe aggiornarci sulle condizioni del traffico.
Questo non toglie che la maggioranza delle persone guardino a tutto ciò con scetticismo.

Il tema non è solo quello della sicurezza e della salute, anche da un punto di vista filosofico i dubbi sono molti.

gli sviluppatori garantiscono che il chip sottocutaneo, a differenza per esempio del GPS utilizzato dagli smartphone, è un sistema passivo.

Qual è il confine che non è possibile varcare in termini di privacy e sicurezza?

Il legislatore sarà così lungimirante da soppesare tutte le questioni con la dovuta cautela?
Un fatto certo è che questa materia si trova ancora in una zona grigia legalmente parlando.

Il Garante della Privacy si era espresso a suo tempo non vietando l’impianto dei chip sulla base di una scelta personale “in stretta aderenza al principio di proporzionalità (…) e nel rigoroso rispetto della dignità dell’interessato” come si legge nel provvedimento del 2005 in materia di RFID, ma non è possibile alcun tipo di “imposizione”.

Sicuramente la discussione si amplierà in un futuro non troppo lontano. Chissà se qualche bambino amante della fantascienza non abbia già richiesto il microchip nella letterina di Babbo Natale.

 

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informazione

La società dell’informazione e dell’informatica

Se l’informatica è la scienza che gestisce l’informazione, il software, in qualsiasi sua forma, ne esprime la massima espressione. Si occupa infatti di organizzare e rendere disponibili informazioni utili, correttamente e in breve tempo.

Dietro la parola software ovviamente c’è molto altro, ma infondo è l’efficiente gestione dell’informazione uno dei suoi scopi più importanti.

Se la nostra è la società che ha fatto dell’informazione un bene economico, dall’altra non è sempre facile per PA, Aziende e privati, adottare strumenti e conoscenze adeguate a tutelarsi da una gestione superficiale dell’informazione.

In ambito informatico è necessario affidarsi ad un’analisi precisa e scrupolosa degli obiettivi e delle probabili vulnerabilità. Un’azienda che, ad esempio, ha necessità di ottimizzare la gestione documentale, oltre alla rapidità e alla facilità di reperire l’informazione non potrà sottovalutare l’importanza della cybersecurity.

Soprattutto negli ultimi anni gli attacchi di cybercriminalità subiti dalla PA e da Aziende di tutte le dimensioni sono aumentati in modo esponenziale.

Ultimo esempio, notizia di poche giorni fa, l’attacco cyber alla Asl di Torino. Un ransomware, probabilmente, che ha bloccato molti servizi sanitari, creando ritardi e molti disagi.

Secondo il 2022 Cybersecurity Skills Gap Global Research Report di Fortinet, il numero degli esperti di cybersecurity è insoddisfacente in tutto il mondo.

L’Italia, in particolare, terza per numero di attacchi hacker, soffre più di altri la scarsità di esperti e sistemi adeguati.

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JWT

JWT: cos’è e perché lo abbiamo scelto per Autentica

JWT, Json Web Token è uno standard open nato nel 2015 per implementare un dialogo tra client e server che permetta ai due interlocutori di “riconoscersi” e scambiarsi informazioni accessorie in maniera certa.

Il nostro servizio di autenticazione in cloud, Autentica, utilizza tecnologia JWT, sfruttandone al massimo le caratteristiche di affidabilità.

Ecco dalla nostra brochure un accenno a come JWT e Autentica formino un perfetto connubio di sicurezza:

“Il meccanismo di funzionamento del JWT, come si è visto sopra, è un meccanismo che garantisce un ottimo livello di sicurezza. L’utilizzo di alcuni accorgimenti può renderlo ancora più efficace.
Un primo accorgimento è l’utilizzo di un canale sicuro per la
comunicazione tra client e server. Per le applicazioni web e le app l’utilizzo del protocollo https è un prerequisito irrinunciabile.
Un secondo accorgimento è l’utilizzo, al posto di una chiave di sicurezza
unica nota a server e client, di una chiave asimmetrica, cioè formata da una chiave pubblica e una chiave privata.
In Autentica Admin (l’applicazione di amministrazione di Autentica), la
coppia di chiavi asimmetriche viene generata quando un amministratore di Autentica crea un nuovo progetto. La chiave privata viene utilizzata per
firmare digitalmente il token e resta riservata, cioè nota solo al server. La
chiave pubblica viene mostrata fra i dati del progetto e deve essere utilizzata dal client per verificare la firma digitale dei token prodotti.”

Scarica la bruchure completa: qui

Vediamo meglio di che si tratta:

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Delphi il linguaggio di programmazione

Delphi compie 27 anni

Nel precedente articolo del blog (vedi) abbiamo parlato della longevità di alcuni linguaggi di programmazione e di come alcuni di questi facciano ancora parte integrante delle funzionalità moderne.

Questo è dovuto in buona parte al fatto che procedure consolidate e funzionanti non vengono riscritte solo per utilizzare un linguaggio più moderno. È il caso delle banche, che hanno molte procedure scritte tutt’oggi in COBOL, anche quelle che sono alla base del funzionamento dei Bancomat.

Ma ci sono anche dei casi in cui è il linguaggio di programmazione che si evolve e si adegua alle nuove tecnologie e alle nuove soluzioni.

Un esempio?

È il caso ad esempio di Delphi di Embarcadero, che, in occasione del 27° anniversario dell’uscita della versione 1, ha pubblicato un documento (scaricabile qui) in cui mostra l’evoluzione del linguaggio, comparato con gli “attori” presenti sulla scena in ciascun momento.

Si scopre quindi che Delphi, che al momento della sua uscita nel 1995 girava sul neonato Windows 95, non poteva integrarsi con i telefonini, non ancora diffusi sul mercato. Del resto non si poteva neanche contare sulle ricerche in Internet perché i motori di ricerca ancora non esistevano.

Tuttavia nei suoi ventisette anni di vita, Delphi ha saputo adattarsi ai nuovi scenari e con esso oggi è possibile, fra le altre cose, realizzare app e siti web, integrarsi col cloud, interagire con la IA e sfruttare le blockchain. E, sì, è ancora possibile scrivere applicazioni console e Windows! (ma anche per Linux e MacOS).

Una curiosità: Generazione Informatica è nata nel 1996 e in quell’anno era già uscita la versione 2 di Delphi. Da allora l’abbiamo adottato come linguaggio di riferimento e, insieme ad altri che si sono aggiunti nel tempo, continuiamo ad usarlo con soddisfazione!

La scatola originale ce l’abbiamo ancora, come vedete nella foto in apertura.

Sì, a quei tempi i prodotti software si compravano con tanto di scatola e CD di installazione!

 

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