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IA: dal 10 ottobre nuove regole in Italia. Ecco cosa cambia con la legge 132/2025

L’Italia mette nero su bianco le regole per l’Intelligenza Artificiale.
La legge 23 settembre 2025, n. 132, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 25 settembre(n. 223), entrerà in vigore il 10 ottobre 2025.

Il nuovo provvedimento si affianca al Regolamento europeo AI Act (2024/1689) e punta a un uso dell’IA “corretto, trasparente e responsabile”, mantenendo l’essere umano al centro delle decisioni.

Fine del vincolo sui server “Made in Italy”

Una delle modifiche più discusse: è stata tolta la previsione che i sistemi di AI utilizzati in ambito pubblico debbano essere installati su server ubicati nel territorio nazionale.
Via libera quindi a soluzioni cloud più flessibili e in linea con il mercato internazionale.

L’IA come alleata, non come sostituta

La legge chiarisce: l’IA è un supporto, non un sostituto dell’uomo.

Professionisti, pubblici funzionari e magistrati potranno usare l’IA per velocizzare e migliorare il lavoro, ma le “decisioni finali restano umane”.
Un approccio che vuole bilanciare innovazione e tutela dei diritti fondamentali.

Scatta però l’obbligo di informare i clienti sull’uso di strumenti di IA: un nuovo dovere deontologico di trasparenza che cambierà il rapporto tra professionisti e assistiti.

Professionisti: informare i clienti è un dovere

Per avvocati e altri professionisti, l’IA potrà servire per analizzare documenti, fare ricerche o preparare bozze di atti.
Ma la valutazione e la scelta rimangono responsabilità del professionista.

PA più veloce, ma algoritmi sotto controllo

La Pubblica amministrazione potrà sfruttare l’IA per rendere più rapidi i procedimenti e migliorare i servizi ai cittadini.
Ma i sistemi dovranno essere tracciabili e trasparenti, e le decisioni spettano ai funzionari.

Questo punto apre la strada a possibili contenziosi per garantire la trasparenza algoritmica.

In tribunale niente “giudici-robot”

Per quanto concerne la legge prevede che sono riservate al magistrato le decisioni su: interpretazione della legge, valutazione dei fatti/prove, adozione di provvedimenti. Viene esclusa la giustizia predittiva. Mentre è consentito l’uso dell’IA per organizzazione dei servizi, semplificazione del lavoro giudiziario, attività amministrative accessorie.

Sono previsti corsi di formazione specifica per magistrati e personale giudiziario, per imparare ad utilizzare la tecnologia in modo consapevole.

Creatività e IA: l’uomo al centro

Nel campo del diritto d’autore, la legge segna una distinzione netta:

  • le opere create interamente dall’uomo restano protette;
  • sono tutelate anche le opere create con l’ausilio dell’IA, ma solo se frutto di un apporto creativo umano;
  • niente protezione per le opere generate solo dalla macchina.

Una linea di confine importante per artisti, designer, creatori digitali e aziende.

Nuovi reati contro l’uso illecito dell’IA

La legge introduce un reato specifico per l’uso illecito dell’IA e aggiorna norme già esistenti – come plagio, aggiotaggio e manipolazione di mercato – per includere pratiche digitali come i deepfake e il plagio automatizzato. Un segnale forte contro gli abusi tecnologici.

Un banco di prova per il futuro

Con la legge n. 132/2025, l’Italia fa un passo avanti nel disciplinare l’IA.
Ma il vero test sarà l’applicazione concreta: servono formazione, controlli e nuove interpretazioni giuridiche per garantire che la tecnologia resti al servizio delle persone, e non il contrario.

Law & Order

Il Paradosso dell’IA: Un Gigante dai Piedi d’Argilla?

L’IA, evidentemente non è l’acronimo del prossimo obiettivo da sconfiggere in Mission Impossible, ma possiamo dire che è il nuovo “mostro” che tutti additano, anche se pochi lo conoscono veramente.

Un Gigante dai piedi d’Argilla che sta iniziando a mostrare delle crepe non indifferenti.

Tra gli esperti del settore si sta facendo largo una problematica allarmante: il “model collapse”.

Si tratta di un degrado delle prestazioni dei modelli di Intelligenza Artificiale generativa causato da un addestramento con contenuti prodotti da altre intelligenze artificiali.

Non è solo una questione per “nerd”; ha implicazioni profonde, persino filosofiche. Ma andiamo con ordine.

L’IA è Ovunque, Anche Dove Non la Vedi

Scommetto che hai interagito con l’IA più volte di quanto pensi. Quando chiedi a Siri di trovare un numero di telefono o la strada migliore, oppure quando la chat di un sito aziendale ti risponde in automatico: è tutto frutto dell’Intelligenza Artificiale. Negli ultimi dieci anni, i giganti della tecnologia hanno gareggiato per creare strumenti di IA generativa sempre più complessi.

Un esempio lampante è GPT-3 di OpenAI, introdotto nel 2020. Con i suoi 175 miliardi di parametri, è uno dei modelli più sofisticati mai realizzati, capace di generare testi simili a quelli umani, sostenere conversazioni, scrivere codici e tradurre lingue.

Ciò che rende questi modelli così affascinanti, o inquietanti, è la loro capacità di auto-apprendere. Il Deep Learning mira a replicare il processo di apprendimento umano, permettendo ai computer di “imparare” autonomamente, senza una programmazione esplicita. E a giudicare da un recente studio del MIT di Boston, ci stanno riuscendo fin troppo bene: sembra che il nostro cervello stia diventando pigro, affidandosi eccessivamente all’IA invece di pensare criticamente.

L’IA dovrebbe essere uno strumento per velocizzare e perfezionare processi complessi, come nel campo medico e scientifico. Pensiamo al Premio Nobel per la Chimica assegnato a Demis Hassabis e John M. Jumper di Google DeepMind per AlphaFold, uno strumento che risolve il ripiegamento proteico. Invece, troppo spesso, la usiamo come sostituto del nostro cervello. E questo, oltre a un potenziale “instupidimento” generale, ci porta dritti al paradosso del “model collapse”.

Di Cosa si Nutre il Gigante?

L’IA è un gigante affamato, ma di cosa si nutre? Dati, tantissimi dati. Miliardi di informazioni alimentano algoritmi capaci di compiere operazioni che fino a poco tempo fa sembravano fantascienza.

Inizialmente, questi dati provenivano da fonti eterogenee e “pulite”: libri, enciclopedie, report, materiale fotografico. Oggi, invece, gran parte delle informazioni viene estratta dal web, spesso in modo non trasparente.

Le modalità di raccolta dati sollevano gravi questioni etiche e legali. Molte aziende aggirano facilmente le poche restrizioni esistenti. Ad esempio, i nostri commenti e foto su Facebook o Instagram sono “benzina” per l’IA di Meta, a meno che non si invii un’opposizione specifica e motivata. Questo apre scenari preoccupanti di violazioni di copyright e privacy.

Sul sito del Garante per la Privacy trovate la pagina con tutti link ai moduli.

I dati sintetici, generati dalle stesse IA, complicano ulteriormente il quadro. Non permettono di risalire alle informazioni originali, e il loro trattamento comporta rischi sia nella fase di addestramento che nell’uso finale. Gli utenti dovrebbero essere pienamente informati, come stabilito dall’articolo 13 del GDPR, sulle modalità e finalità del trattamento dei loro dati personali per l’addestramento di modelli generativi. Anche lo European Data Protection Supervisor, il Garante Europeo per la protezione dei dati, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di valutazioni preliminari sui rischi di re-identificazione.

Il Paradosso del cane che si morde la coda

L’IA è particolarmente “ghiotta” di dati “vergini”, ovvero contenuti non generati da altre IA, perché questi sono in esaurimento. Per addestrare nuovi modelli affidabili, servono dati originali. Altrimenti, si entra in un paradosso circolare: “copiare da chi copia”, un cane che si morde la coda.

Internet è ormai “inquinato” da dati apparentemente creati da umani, ma spesso indistinguibili da quelli reali. Questo significa che l’IA sta imparando non più dal pensiero umano, ma dalla sua stessa eco. E, come ben sappiamo, essere egoriferiti non funziona nemmeno in campo informatico.

Come ha ben scritto Vittorio Dublino in suo articolo: “Se il sistema interroga un ecosistema già popolato da copie, da sintesi, da derivati del derivato, allora anche la sua risposta sarà una rielaborazione sterile di qualcosa che nessuno ha mai veramente pensato.”

È un po’ come quando a scuola si copiava da chi copiava: alla fine i professori si accorgevano quasi sempre dell’inganno. Oggi, ci accorgiamo di questo livellamento verso il basso?

Oltre l’Etica: L’Impatto Economico

Il model collapse non è solo un problema etico o intellettuale, ma ha ripercussioni economiche profonde e multifattoriali:

  • Perdita di Produttività e Innovazione:
    • Riduzione dell’efficienza: Se i modelli IA in settori chiave (manifattura, logistica, finanza, sanità) producono risultati inaffidabili, l’efficienza generale diminuisce drasticamente.
    • Frenata dell’innovazione: L’IA è un motore di ricerca e sviluppo. Se la qualità degli output diminuisce, il ritmo dell’innovazione rallenta, con conseguenze a lungo termine sulla crescita economica.
    • Decisioni errate: Le aziende che si affidano all’IA per strategie di investimento, analisi di mercato o diagnosi mediche potrebbero subire perdite finanziarie significative o danni reputazionali a causa di decisioni basate su dati o analisi inaccurate.

Abbiamo disimparato a correre perché abbiamo comprato un’auto. Adesso l’auto sta finendo la benzina. Con i muscoli atrofizzati e senza conoscere da soli la strada, saremo in grado di tornare ad andare avanti sulle nostre gambe?

La Nuova Sfida: Tornare a Pensare

Questo scenario ci impone una riflessione cruciale: serve qualcuno che pensi davvero. E serve anche un sistema che evidenzi la differenza, etichettando i dati generati da IA per rendere più trasparente l’uso dei prodotti digitali.

È un ritorno sorprendente, forse auspicabile: ciò che è autenticamente umano — pensiero critico, esperienza diretta, parola incarnata — torna ad avere valore. Ma solo se sapremo riconoscerlo, custodirlo, proteggerlo.”

L’allenamento al pensiero critico è la nuova, grande sfida. Nell‘era della disconnessione, dobbiamo tornare a orientarci, scrivere, ricordare a memoria, creare. E, più in generale, tornare a essere consapevoli delle nostre scelte, senza accettare passivamente quelle offerte “gratis” e “veloci”.

Quando scrivo un articolo su questo blog WordPress mi segnala frasi troppo lunghe o complesse, mi chiede di semplificare. Più è facile, più verrà letto e condiviso, aumentando il traffico.

Ma ho davvero espresso ciò che volevo, nel modo in cui volevo? Non si tratta solo di grammatica, ma della costruzione della frase, delle parole, del pensiero e, in definitiva, dello stile!

Il pensiero complesso e il pensiero critico sono ciò che renderà ancora una volta l’“homo sapiens sapiens” al centro del processo evolutivo.

 

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L’era della disconnessione un mondo senza social media

È difficile immaginare un mondo senza social media, dove ogni informazione e contatto non siano a portata di clic. Eppure, per una parte crescente della popolazione mondiale, questa realtà è già tangibile.

Alcune delle piattaforme più onnipresenti stanno diventando inaccessibili in diverse nazioni, sollevando questioni complesse su sicurezza nazionale, protezione dei minori e libertà di espressione.

Che sia arrivata l’era della disconnessione?

TikTok, il gigante dei video brevi, è al centro di una vera e propria tempesta globale. Oltre venti paesi hanno già imposto restrizioni, spinti da preoccupazioni legate alla sicurezza dei dati e all’influenza del governo cinese.

Negli Stati Uniti, un tentativo di divieto totale è stato temporaneamente implementato il 19 gennaio 2025, per poi essere revocato. Tuttavia, la pressione non si è allentata. Paesi come Taiwan, l’Unione Europea, Canada, Lettonia, Danimarca, Belgio e Regno Unito hanno già bandito TikTok dai dispositivi governativi.

L’Australia ha fatto un passo ulteriore, approvando una legge che vieta completamente l’accesso ai social media per i minori di 16 anni. Il Venezuela ha multato ByteDance, la società madre di TikTok, per 10 milioni di dollari a causa della mancata prevenzione di “challenge” pericolose che hanno causato la morte di adolescenti. I fondi sono stati destinati a un “fondo per le vittime di TikTok”.

Le ragioni dietro i blocchi: sicurezza, stabilità e protezione

Le motivazioni che spingono i governi a limitare o bloccare l’accesso ai social media sono molteplici e complesse.

Sicurezza Nazionale e Stabilità Politica

Molti paesi hanno bloccato o limitato i social media durante periodi di instabilità politica o proteste, spesso per controllare il flusso di informazioni e reprimere il dissenso.

  • In Iran, durante proteste su larga scala (come nel 2009 e nel 2019), il governo ha bloccato l’accesso a piattaforme come Facebook, Twitter, YouTube e servizi di messaggistica istantanea.
  • In Myanmar (Birmania), dopo il colpo di stato militare del 2021, Facebook e altre piattaforme sono state oscurate per limitare l’organizzazione delle proteste.
  • Situazioni simili si sono verificate in Uganda e Kazakistan.
  • In Russia, a seguito dell’invasione dell’Ucraina nel 2022, l’accesso a Facebook, Instagram e Twitter è stato bloccato, citando la diffusione di “notizie false”.

Spesso, queste azioni sono giustificate con la necessità di mantenere l’ordine pubblico o proteggere la sicurezza nazionale. Tuttavia, sono frequentemente criticate come violazioni della libertà di espressione e del diritto all’informazione.

Protezione dei Minori e Contenuti Inappropriati

Il dibattito sull’imposizione di un limite d’età legale per l’uso dei social media è tornato centrale.

Dopo il divieto in Australia per i minori di 16 anni e una causa contro TikTok in Francia, la discussione è alimentata dalle crescenti preoccupazioni scientifiche sugli effetti negativi dell’uso scorretto della tecnologia sui giovani.

Il presidente francese Macron ha recentemente dichiarato l’intenzione di vietare l’uso dei social media a tutti i minori di 15 anni, qualora l’Unione Europea non adotti rapidamente una regolamentazione comune. L’obiettivo è bloccare l’accesso alle piattaforme sotto tale soglia d’età con verifiche stringenti, strumenti biometrici e multe salate per le aziende inadempienti. Macron ha definito l’ambiente digitale attuale “tossico”, sottolineando i danni psicologici legati all’uso precoce dei social e il ruolo dei minori in fatti di cronaca violenta.

 

L’Italia e l’Europa: verso una regolamentazione comune?

Anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione. Una circolare del Ministro dell’Istruzione Valditara ha esteso il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari agli alunni delle scuole secondarie di secondo grado, citando rapporti di OCSE, OMS e Istituto Superiore di Sanità.

In Europa, si sta lavorando per definire una soglia d’età comune (digital-age majority), al di sotto della quale i minori non potrebbero accedere alle piattaforme social senza il consenso esplicito dei genitori. Parallelamente, si discute della necessità di rivedere le “architetture persuasive” – funzionalità come autoplay, feed personalizzati e notifiche – progettate per massimizzare il tempo di permanenza sulle app.

La principale sfida rimane la verifica dell’età: gli attuali sistemi sono facilmente aggirabili. La proposta della Grecia prevede controlli più rigorosi e tecnologicamente avanzati, integrati direttamente negli hardware, una soluzione che potrebbe incontrare resistenza da parte di produttori come Apple e Google.

L’attuale soglia dei 13 anni, adottata come standard da molte piattaforme, deriva dal Children’s Online Privacy Protection Act americano del 1998. In Europa, il GDPR lascia agli stati membri la facoltà di fissare l’età del consenso digitale tra i 13 e i 16 anni, ma questo limite è spesso aggirabile, anche con l’uso di VPN.

Vietare non basta: l’importanza dell’educazione digitale

 

Se da un lato la regolamentazione è necessaria, dall’altro è chiaro che vietare da solo non basta. Se per i minori c’e una forte sensibilizzazione, spesso sono proprio gli adulti ad essere “fagocitati” dal mondo dei social media.

È difficile educare quando si dà il cattivo esempio, soprattutto quando manca una conoscenza approfondita dell’argomento. Non tutti gli adulti hanno le competenze per utilizzare la rete con un approccio critico, attento e rispettoso. Il problema dell’educazione digitale riguarda spesso gli adulti e deve essere affrontato con determinazione.

 

Cosa ne pensi di queste restrizioni? Credi che siano efficaci per proteggere i minori e la sicurezza, o limitano eccessivamente la libertà online?

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Task Scam: la nuova truffa tramite WhatsApp

Ti è capitato nelle ultime settimane di essere contattato tramite WhatsApp da numeri sconosciuti che ti chiedevano semplicemente “Posso parlarti un attimo?”.

Non rispondere e fai attenzione perché si tratta della nuova truffa studiata dai criminali informatici che contattano gli utenti fingendosi rappresentanti di aziende prestigiose o selezionatori di personale.

La proposta è quella di un lavoro ben retribuito senza dover fare troppo sforzo. L’obiettivo è convincere la vittima ad accettare incarichi apparentemente facili, come mettere “mi piace” a contenuti sui social media o scrivere recensioni online, garantendo una retribuzione immediata e generosa. Ovviamente dietro si nasconde il tranello… ecco come!

Cos’è la Task Scam?

La “Task Scam” è una truffa in cui i criminali informatici contattano le vittime tramite WhatsApp, offrendo loro lavori facili e ben retribuiti. Spesso, i truffatori si spacciano per reclutatori di aziende famose o offrono incarichi semplici come mettere “mi piace” a post sui social media o guardare video su YouTube.

Come funziona la truffa:

  1. Contatto iniziale: La vittima riceve un messaggio su WhatsApp da un numero sconosciuto, con un’offerta di lavoro allettante.
  2. Richiesta di informazioni: Il truffatore chiede alla vittima di fornire dati personali come nome, cognome, indirizzo e-mail e numero di telefono.
  3. Compiti iniziali: Alla vittima vengono assegnati compiti semplici e veloci, per i quali riceve una piccola somma di denaro. Questo crea un senso di fiducia e legittimità.
  4. Richiesta di pagamento: Successivamente, il truffatore chiede alla vittima di effettuare un pagamento per “sbloccare” compiti più redditizi o per ottenere una commissione più alta.
  5. Scomparsa: Una volta ricevuto il pagamento, il truffatore scompare, lasciando la vittima senza lavoro e con una perdita finanziaria.

Come riconoscere la truffa:

  • Offerte di lavoro troppo belle per essere vere: Guadagni elevati per compiti semplici sono un segnale d’allarme.
  • Richiesta di pagamenti anticipati: Le aziende legittime non chiedono mai denaro per assumere personale.
  • Numeri di telefono sconosciuti: Messaggi da numeri stranieri o non salvati in rubrica devono destare sospetto.
  • Errori grammaticali e di ortografia: I messaggi dei truffatori spesso contengono errori che rivelano la loro scarsa professionalità.
  • Pressione a prendere decisioni immediate: I truffatori spesso mettono fretta alle vittime per non farle ragionare.
Consigli per proteggersi:
  • Non rispondere a messaggi da numeri sconosciuti che offrono lavoro.
  • Non fornire mai dati personali o finanziari a persone sconosciute.
  • Verificare l’identità dell’azienda contattando direttamente la sede centrale.
  • Non effettuare pagamenti anticipati per ottenere un lavoro.
  • Segnalare i numeri sospetti a WhatsApp e alla Polizia Postale.

Importanza della consapevolezza:

È fondamentale diffondere la consapevolezza su questa truffa per proteggere il maggior numero possibile di persone.

Condividere informazioni e consigli sui social media e con amici e familiari può aiutare a prevenire che altri cadano nella trappola.

 

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Sharenting, vorrei ma non posto

Al via la campagna del Garante che insegna ai genitori a non abusare dell’immagine dei propri figli sui social.

Abbiamo dedicato un articolo sulle insidie del web per i minori, ma se i primi a essere educati su un corretto uso dei social fossero proprio i genitori?

Siamo proprio sicuri che tutte le foto che pubblichiamo dei nostri figli rispettino la loro privacy e la loro dignità digitale?
Spesso nella foga di raccontare il nostro quotidiano compiamo qualche ingenuità…

“La sua privacy vale più di un like” è lo slogan lanciato dalla nuova campagna di comunicazione istituzionale realizzata dal Garante della Privacy contro il cosiddetto “sharenting”, cioè la condivisione compulsiva sui social di foto e video dei propri figli da parte dei genitori.

Lo sharenting, che deriva dalle parole inglesi “share” (condividere) e “parenting” (allevare i figli), è un fenomeno da tempo all’attenzione del Garante, soprattutto per i rischi che comporta sull’identità digitale del minore e sulla corretta formazione della sua personalità. È necessario che i “grandi” siano consapevoli dei pregiudizi cui sottopongono i minori con l’esposizione delle loro foto in rete. Una volta pubblicate le immagini non sono più private e possono essere soggette a usi impropri da parte di terzi.

La diffusione di immagini a partire dalla più tenera età (addirittura le ecografie) rischia di creare tensioni anche importanti nel rapporto tra genitori e figli che si vedono costruita un’immagine pubblica che potrebbero non desiderare.

Minori con malattie e patologie

La questione diventa ancora più complessa quando si parla di bambini con disabilità o patologie gravi. Come coniugare la necessità di condividere esperienze per contrastare l’isolamento o sensibilizzare l’opinione pubblica, senza compromettere la dignità e la privacy dei minori coinvolti?

A tale scopo è stata presentata una guida italiana per aiutare famiglie, professionisti sanitari e enti a prendere decisioni informate e rispettose sulla condivisione di immagini di minori malati. La guida offre consigli pratici e promuove una riflessione profonda sui valori di rispetto e protezione dei bambini.

Nel vademecum si ricorda anche che i social media non sono la sede opportuna per formulare diagnosi.

Ogni sezione è corredata da domande che guidano la riflessione, oltre a racconti e aneddoti che aiutano a comprendere meglio le implicazioni delle nostre azioni digitali e la loro portata a lungo raggio.

«La guida vuole essere un aiuto per le famiglie, i professionisti e la comunità ed è stata pensata – dichiarano gli autori, Simona Cacace e Matteo Asti – per aprire una riflessione sul tema e dare consigli pratici con l’obiettivo di aiutare i genitori, caregiver, operatori sanitari ed enti a navigare in situazioni spesso difficili, in cui il desiderio di condividere la propria esperienza si scontra con il rischio di ledere l’identità e i diritti del minore».

Perché parlarne?

Mentre l’intento è spesso positivo, lo sharenting solleva alcune domande importanti:

Privacy dei bambini: I bambini hanno diritto alla privacy, anche online. Condividere le loro immagini senza il loro consenso potrebbe violare questo diritto.
Sicurezza: Pubblicare foto online può esporre i bambini a rischi come l’identità rubata o il cyberbullismo.
Futuro digitale: Le informazioni condivise online rimangono spesso disponibili a lungo termine. Quando cresceranno, i ragazzi potrebbero voler controllare la propria immagine digitale, ma potrebbe essere difficile rimuovere contenuti già pubblicati.

Cosa fare?

Se vuoi condividere momenti speciali con i tuoi cari, ci sono modi più sicuri di farlo. Ad esempio:

Limita la condivisione: Non pubblicare foto troppo personali o che potrebbero identificare facilmente tuo figlio.
Chiedi il permesso: Quando tuo figlio sarà più grande, coinvolgilo nelle decisioni su quali foto condividere.
Utilizza le impostazioni privacy: Sui social media, utilizza le impostazioni privacy per limitare la visibilità dei tuoi post.

 

 

 

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Olimpiadi 2024 il primo record è sulla cybersecurity

Non sappiamo ancora quali atleti si aggiudicheranno le tanto agognate medaglie olimpiche, ma sappiamo già che, in queste Olimpiadi 2024, il primo record raggiunto è quello relativo alla cybersecurity.

Stasera tutto il mondo avrà gli occhi puntati sulla cerimonia di apertura di questa edizione dei giochi olimpici e l’occasione è ghiotta anche per gli hacker.

«Per le Olimpiadi di Parigi ci aspettiamo 4 miliardi di attacchi, un numero spaventoso», dice Gilles Walbrou, chief technology officer di DataDome, l’azienda francese si occupa di cybersicurezza.

 

Già stamattina si è verificato il caos alla rete ferroviaria. Un “attacco massiccio” contro la rete dei treni ad alta velocita’ Tgv, che causerà interruzioni per molte ore. Colpiti circa 800.000 viaggiatori come ha dichiarato l’amministratore delegato della Sncf Jean-Pierre Farandou durante una conferenza stampa. Il ministro dei Trasporti francese, Patrice Vergriete, ha affermato che “tutti gli elementi indicano che questi atti sono premeditati” ed ha definito il sabotaggio delle linee ad alta velocità “un’azione criminale scandalosa”.

 

 

 

Oltre ai cybercriminali che mirano a creare scompiglio o veri e propri atti di terrorismo, anche noi, comodamente seduti in poltrona, possiamo essere nel mirino di “semplici” truffe online.

Vendita di biglietti falsi e phishing

Approfittando dell’euforia del momento i malintenzionati potranno compiere truffe di vario tipo. Ad esempio la vendita di biglietti falsi,  phishing (l’invio di email ingannevoli per provocare danni a un computer o rubare dati importanti) e streaming illegale. I truffatori sono infatti bravissimi a creare dei siti fraudolenti che simulano in tutto e per tutto quelli ufficiali.

In caso di acquisti online vi ricordiamo di:

  • Verificare sempre l’autenticità del sito!  Accertati che il sito in questione utilizzi il protocollo HTTPS che indica la presenza di una connessione sicura
  • Cercare recensioni e feedback di altri utenti on line
  • Utilizzare metodi di pagamento sicuri che offrono protezione contro le frodi, ovvero quelli che abbiano una tracciabilità. Dunque sì a tutti quei portali ecommerce che supportano sistemi di comprovata serietà e sicurezza. Diffidare invece, dalle richieste di pagamenti con sistemi non tracciabili.  Ad esempio ricariche PostePay o di altre carte simili, trasferimenti tramite Western Union o altri sistemi di scambio di denaro contante nazionali e internazionali.
  • Attenzione ai prezzi troppo bassi. Se un’offerta sembra troppo buona per essere vera, probabilmente non lo è!
Streaming illegale

Tanti appassionati vorranno non perdere un attimo di questo atteso avvenimento sportivo! Se non si ha la possibilità di andare a Parigi alcune piattaforme offrono la possibilità di seguire le Olimpiadi online.

Inutile dire che alcuni siti offrono lo streaming illegale ad alcune gare più attese o all’intera manifestazione. Oltre ad essere un’attività illecita perseguibile penalmente, questi siti possono infettare il computer con malware o spyware, mettendo a rischio i dati personali e finanziari.

Vi consigliamo quindi di utilizzare sempre siti ufficiali e le reti televisive autorizzate.
Evitate di cliccare su link di streaming condivisi su social media o forum non verificati. Questi possono portare a siti pericolosi.

Wi-Fi pubblico poco sicuro

Per i fortunati che invece si trovano a Parigi in questo periodo vi segnaliamo di stare attenti ai Wi-Fi pubblici visto che circa il 25% non è sicuro.

I ricercatori del GReAT (Global Research and Analysis Team) di Kaspersky hanno infatti analizzato e valutato la sicurezza delle reti Wi-Fi aperte a cui i visitatori potrebbero collegarsi, e hanno scoperto che un quarto (25%) di queste reti presenta gravi carenze di sicurezza, come una crittografia debole o inesistente, che le rendeva vulnerabili agli attacchi di intercettazione, decrittografia o cracking.

 

E dopo questi consigli non ci resta che linkarvi il sito ufficiale con il programma completo e con la frase storica del Barone de Coubertin fondatore dei Giochi Olipici Moderni

“La cosa importante nei Giochi Olimpici non è vincere ma partecipare. La cosa essenziale nella vita non è conquistare ma combattere bene.”

 

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Le APP dell’estate da non perdere!

In questa lunga estate calda una breve selezione di App e siti da non perdere per renderla più piacevole.

Evitiamo di inserire nell’elenco quelle inflazionate per prenotare alloggi, ristoranti e aerei. Invece abbiamo scelto qualche applicazione che forse ancora non conoscete!

Prima di partire per un lungo viaggio…

Se vi muovete in auto, oltre a Google Maps una delle App più utili è Waze , che non solo ti da dritte sulle strade da percorrere per arrivare prima a destinazione, ma ti permette anche di pianificare il tuo viaggio inviandoti una notifica quando è il momento migliore per partire! Finalmente le partenze intelligenti sono possibili!

 

Se una volta arrivati in una città vi capita di dover usare i mezzi pubblici allora può esservi d’aiuto Citymapper l’app che sa tutto di tram, autobus, metropolitane e treni dell’area urbana; ti avvisa dei ritardi sulle tratte che sfrutti di più; indica le stazioni più vicine per la destinazione che hai scelto e ti avvisa con una notifica quando è ora di scendere.  Conteggia perfino le calorie che consumi nel tragitto! Addirittura con l’opzione “Cammina di meno” calcola l’opzione con il minor percorso a piedi per evitare il gran caldo oppure la pioggia. Cosa volere di più?

Attività all’aperto

Diciamo la verità! Quanto fa estate togliere il pallore invernale e sfoggiare un colorito invidiabile che faccia pronunciare a chi incontriamo la frase “Ma che bell’abbronzatura! Dove sei stato?”.

Anche se è frutto solo della pausa pranzo nella piscina vicino all’ufficio, possiamo comunque millantare viaggi esotici per il solo sfizio di divertirci un pò alle spalle dell’avventore credulone!

Scherzi a parte, che vi abbronziate sul balcone di casa o in una spiaggetta delle Figi, non dimenticate di proteggervi in modo adeguato dai raggi solari!

 

A tal proposito l’Organizzazione Mondiale della Sanità promuove l’utilizzo di SunSmart Global UV, una app disponibile gratuitamente sugli store Apple e Google, che indica il livello di raggi UV e le misure da adottare per esporsi al sole in maniera sicura, sulla base della posizione geografica dell’utente e dei dati raccolti sulle misurazioni meteorologiche nazionali.

Lo strumento fornisce, inoltre, informazioni sulle previsioni meteo fino a 5 giorni successivi, ponendo in rilievo le fasce orarie a maggiore rischio.

 

Se amate vivere a contatto con la natura ecco un’app per scoprire e condividere i migliori percorsi all’aria aperta per ciclismo, escursionismo e molte altre attività.

Wikiloc è in continua evoluzione grazie ad una comunità di 11 milioni di membri che hanno già esplorato e condiviso più di 39 milioni di percorsi in 80 diversi tipi di attività outdoor. Itinerari in tutto il mondo, solo in Italia ne trovate fino a 3 milioni, di cui più di 1 milione sono sentieri escursionistici. Potete esplorare in sicurezza i sentieri con ausili come gli indicatori di direzione, la bussola e gli avvisi audio che segnalano quando si esce dal sentiero. Molti membri della community di Wikiloc fanno un ottimo lavoro evidenziando punti di interesse lungo i sentieri. Utilizzando le mappe offline si possono seguire itinerari anche in assenza di connessione.

Se invece le vostre intenzioni sono di oziare sdraiati in spiaggia sotto l’ombrellone avete una vasta scelta di opportunità!

Spiagge.it è il portale dedicato ai gestori e agli utenti degli stabilimenti balneari da cui è possibile prenotare online e senza stress spiagge, lettini e ombrelloni. La app creata da due amici riminesi nel 2020, dopo il boom legato all’obbligo di prenotazione post pandemia, si è consolidata contando più di 1.200 stabilimenti balneari distribuiti in tutta Italia, oltre a laghi e piscine.

Hai prenotato il tuo ombrellone per tutta la stagione ma vuoi risparmiare sull’abbonamento quando non puoi andarci? Puoi farlo da Playaya. L’iscrizione è gratuita, devi selezionare lo stabilimento, impostare data e orario in cui non utilizzerai il servizio spiaggia e puoi dire addio agli sprechi! Condividendo l’ombrellone ricevi un contributo spese in denaro, pari al 60% della condivisione acquistata da un bagnante last minute.

 

Ma se preferite la spiaggia libera no problem! Anche in spiaggia libera può essere difficile trovare posto e può convenire prenotare il proprio spazio in anticipo. Al momento non esiste una app nazionale che le raccolga tutte, ma bisogna affidarsi ai vari enti locali che gestiscono i litorali.

Per le spiagge libere dell’Isola d’Elba su Elba Spiagge trovate a disposizione l’elenco delle spiagge la mappa e il meteo per ogni versante. Le spiagge di Posillipo si possono prenotare collegandosi al sito www.spiaggelibere.it dovesi regolano gli accessi alla spiaggia di Donn’Anna e delle Monache. Le prenotazioni delle spiagge libere di Sperlonga possono essere effettuate su iolido.it

L’acqua pubblica

Che andiate in vacanza o che restiate in città, ecco come raggiungere le fontane di acqua pubblica per potersi rinfrescare. In Italia le due principali app con copertura nazionale sono Waidy e Fontanelle.org

Waidy mappa circa 50.000 punti di distribuzione idrica in Italia tra cui Toscana, Lazio, Umbria, Molise e Campania.

Fontanelle.org è una mappa interattiva che raccoglie circa 70.000 fontane. L’utente può eseguire agevolmente via app segnalazioni in merito a guasti, rimozioni e nuove fonti.

Per chi resta

Se rimanete in città e vi manca il compagno per la partita di tennis o di padel, potete scaricare Wansport da dove puoi prenotare il campo e invitare compagni di gioco iscritti nella community.

Stessa cosa anche per Playtomic e WeSmash. Dovete solo capire quale app utilizza il vostro centro sportivo di riferimento!

Per rinfrancar lo spirito

Vi siete accorti solo ora che la vostra biblioteca di riferimento è chiusa e non avete fatto “scorta” per le vostre letture estive? Nessun problema!

Su MediaLibraryOnLine trovate un’ampia scelta di libri in formato digitale e anche musica, video, riviste e quotidiani, audiolibri, contenuti per e-learning.
Secondo il tipo di collezione, potete consultare in streaming oppure scaricare i contenuti, che resteranno sul dispositivo che utilizzate per un periodo variabile in relazione al materiale.

App di gioco

Che partiate o no qualche App di gioco che potete utilizzare ovunque voi siate per mantenere in allenamento anche la mente!

 

La mitica Settimana Enigmistica immancabile compagna di pomeriggi oziosi, è disponibile su app da scaricare per ritrovare tutti i suoi celebri giochi come cruciverba, rebus, enigmi, vignette e tanto altro. Nella versione a pagamento è possibile giocare anche offline, utile se si dispone di tablet e relativa pennina.

 

 

 

 

Brain Test – Giochi mentali, raccoglie u’ ampia serie di trabocchetti, enigmi e piccoli mini giochi per stimolare il ragionamento e il pensiero veloce.

 

 

 

 

 

E chiudiamo con quello che è più affine alle nostre corde, ovvero The Password Game il gioco online che diventerà il tormentone estivo per gli appassionati di logica e sicurezza!

 

Il funzionamento del gioco è semplice: tutto ha inizio da una pagina vuota in cui compare l’indicazione “Scegli una password”, che risponda al solo requisito delle cinque lettere. Andando avanti le richieste diventano sempre più specifiche e impegnative: un carattere speciale, un numero romano, un mese dell’anno, il nome di Starbucks e via dicendo. Fino ad arrivare alla migliore mossa degli scacchi presente su una scacchiera.

Insomma, The Password Game sa essere un vero e proprio rompicapo, in grado di tenere incollato il giocatore allo schermo.

 

 

 

 

 

Se avete App utili da segnalarci scrivetelo nei commenti!

Non resta che augurarvi BUONA ESTATE!

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Minori e insidie del web

Minori e insidie del web

Nessuno si sognerebbe di mandare i propri figli da soli nel bosco (Cappuccetto Rosso docet) eppure le insidie del web possono essere assai più dannose. Non solo vi si annidano tanti lupi cattivi ma si può cadere in trappole davvero inaspettate!

Spesso si pensa alla dipendenza da smartphone e ai conseguenti disturbi comprovati dalle neuroscienze. Ma non è solo questo il problema.

Girovagare per il web spesso non è assolutamente segno di libertà come pensano i ragazzi, che non si rendono conto di quanto la rete manipoli le loro scelte e violi la loro sfera personale.

Anche per gli adulti non è sempre chiaro che il libero accesso a internet non è solo una porta aperta dal minore verso il mondo, ma funziona anche al contrario!

Nonostante i “blocchi” che i genitori possono mettere sui telefonini purtroppo è abbastanza facile per i malintenzionati reperire dati sensibili. E’ come dare in mano ai ragazzi la chiave di casa con la possibilità di fargli aprire la porta a perfetti sconosciuti.

Solo nel 2024 sono cresciute del 35% le iniziative sul web che usano marchi noti ai più piccoli per agganciare attraverso loro anche i genitori. Un esempio molto diffuso è il phishing: un messaggio apparentemente legittimo induce l’utente a fornire informazioni utili all’hacker o cliccare su siti che contengono virus e malware, tutti con un riferimento a giochi come Minecraft, Roblox, Lego, Disney e altri.

Verifica dell’età per l’accesso dei minori

Il fatto che spesso i ragazzi stessi imbroglino sull’età creando account sui social anche se non hanno raggiunto quella minima consentita (di solito sono i 14 anni) non aiuta!

Da tempo si discute dell’introduzione di sistemi di verifica dell’età per l’accesso dei minori alle piattaforme online.

Giusto qualche giorno fa lo Stato di New York ha proposto un disegno di legge che vieta alle aziende proprietarie delle piattaforme social di mostrare i cosiddetti “Feed che creano dipendenza” ai minori di 18 anni, a meno che non ottengano il consenso dei genitori. Più nel dettaglio, lo Stop Addictive Feeds Exploitation (SAFE) for Kids Act definisce come “Feed che creano dipendenza” tutti quelli che mostrano e/o raccomandano agli utenti contenuti sulla base dei loro interessi/bisogni – ossia la maggior parte dei Feed algoritmici delle app social.

Anche l’Unione Europea sta lavorando su iniziative legislative per affrontare queste problematiche.

La Commissione europea ha aperto ha aperto anche inchieste formali nei confronti di Tik Tok, Facebook e Instagram (Meta) e X (già Twitter) in quanto sospettati di favorire comportamenti di dipendenza da parte dei minori e di non proteggerli dai contenuti inappropriati.

Ma non solo i social sono sotto accusa, anche i colossi come Google, Apple, Amazon e Microsoft. I trasgressori rischiano molto, fino al 6 per cento del fatturato annuo globale e, nel caso di gravi e ripetute violazioni, il divieto di operare nell’Unione Europea.

 

La legge cosa dice

Già da anni, l’Unione Europea sta cercando di tutelare i minori nel contesto della navigazione su internet e nell’accesso a determinate piattaforme online.

Il Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”) stabilisce, infatti, in relazione ai servizi della società dell’informazione, che il consenso del minore al trattamento dei propri dati personali è lecito se questi ha almeno 16 anni; in caso di età compresa tra i 13 e i 16 anni, il trattamento è lecito solo se autorizzato dal genitore.

In seguito, la “Direttiva sui servizi audiovisivi e mediatici” (n. 2018/1808) ha previsto che, con riferimento a contenuti che possano nuocere allo sviluppo fisico, mentale o morale del minore, le piattaforme di condivisione video applichino sistemi per verificare l’età degli utenti, oltre all’implementazione di sistemi di controllo parentale. Inoltre, i dati così raccolti non possono essere trattati per finalità commerciali, profilazione o pubblicità comportamentale.

Infine, il “Digital Services Act” (Regolamento UE 2022/2065), nel rimarcare la protezione dei minori quale importante obiettivo politico dell’Unione, prevede che i fornitori di piattaforme online accessibili ai minori adottino misure adeguate e proporzionate per garantire un elevato livello di tutela della vita privata, di sicurezza e di protezione dei minori sul loro servizio. Per attenuare i rischi, viene poi stabilito che i fornitori di piattaforme e motori di ricerca online di dimensioni molto grandi adottino misure specifiche per la tutela dei minori, ivi compresi gli strumenti di verifica dell’età e di controllo parentale.

Anche in Italia nel 2023 sono state introdotte per legge specifiche disposizioni per la sicurezza dei minori in ambito digitale prevedendo che dispositivi quali smartphones, computers, tablets o altri oggetti connessi alla rete dovranno contenere, in automatico, applicazioni di controllo parentale

Ma come ben sappiamo dai fatti di cronaca il problema non solo non è risolto ma direi nemmeno arginato.

La rete vincente

Oltre alle leggi dobbiamo ripensare alla “rete”, quella reale che in qualche modo sostiene e salva i minori da insidie di quella digitale. Intanto una formazione anche per gli adulti, che siano genitori, insegnanti o educatori. Non solo non possiamo permetterci di mandare i ragazzi “da soli nel bosco” ma dobbiamo per primi conoscerlo per tracciare insieme un percorso che ne faccia trarre i benefici senza precluderne il passaggio. Non scordiamoci infatti che questo è e sarà una delle strade che avranno a disposizione per interagire ed apprendere e non possiamo solo demonizzarlo.

Concludiamo l’articolo con alcuni consigli di lettura che speriamo potranno essere di aiuto proprio per sviluppare insieme un pensiero critico sull’argomento.

Bibliografia

La banda degli Smanettoni – Il furto dell’identità digitale
Una storia e tanti giochi per navigare consapevoli sul web
di Anna Fogarolo / Erickson

ETÀ 9+

Come far capire agli adolescenti che smanettare in internet senza le giuste competenze e attenzioni può essere pericoloso?
Il libro racconta le avventure di quattro amici (la “banda degli smanettoni”), quattro adolescenti che, come tutti i ragazzi, adorano navigare in rete. Un giorno la loro professoressa viene derubata della sua identità digitale: come fare per aiutarla?
Ci penseranno i nostri supereroi, con l’aiuto dei lettori, che dovranno risolvere misteri ed enigmi che li aiuteranno a capire saperne di più sul mondo del web e dei social.
Alla fine della storia sono stati inseriti un glossario delle parole più importanti trovate nel testo e le soluzioni degli esercizi.

Al libro sono allegate 42 carte per mettersi alla prova e diventare uno “smanettone” degno della banda!

 

SocialMente – Per un uso consapevole della rete

di Carlotta Cubeddu / Einaudi Ragazzi

ETÀ 11+

Un libro di saggistica per bambini dagli 11 anni: social, cyberbullismo, realtà virtuale, ma anche felicità, consapevolezza, realizzazione. Un libro per capire l’impatto della rete sulle nostre vite, dedicato alle ragazze e ai ragazzi che usano la tecnologia, i social e vorrebbero capire di più se stessi e gli altri.

 

 

 

 

 

 

Myra sa tutto
di Luigi Ballerini / Il Castoro

ETÀ 13+

Non sai cosa metterti? Che film guardare? Qual è la ragazza o il ragazzo che fa per te?

Nel mondo di Ale e Vera non c’è bisogno di affannarsi per trovare le risposte. Myra, il sistema operativo integrato nella vita di ogni cittadino, ti conosce bene e sa cosa è meglio per te. Basta chiedere. E infatti Ale e Vera si incontrano proprio grazie a lei. Ma qualcosa non quadra, e Vera lo sa: si può vivere sotto l’occhio costante del sistema, nella totale condivisione social della propria vita? A cosa stanno rinunciando? Ale, Vera e un gruppo di altri ragazzi tentano la strada più dura: scegliere da soli, risvegliare le coscienze. È difficile non farsi beccare, ma ne vale al pena: la libertà è un’avventura piena di storie, emozioni, sfide. Ma è anche piena di pericoli, soprattutto se il nemico è molto più vicino del previsto. Ribellarsi ha un costo molto alto. Saranno disposti a pagarlo?

 

 

 

Hikikomori

di Fabrizio Silei e Ariela Rizzi / Einaudi Ragazzi

ETÀ 14+

A volte il rapporto con il mondo virtuale sostituisce quello con il mondo reale anche nei rapporti sociali. Il bullismo fa sì che le vittime scappino dalla realtà che ogni giorno mette loro a dura prova cercando rifugio on line, pensando che le cose possano essere migliori. Si isolano sempre di più cercando di nascondere il loro stato emotivo anche ai genitori, faticano a parlarne pensando che non possano capire perché spesso li sentono distanti, arrivano anche a ritirarsi dalla scuola perché la situazione non è più sostenibile. Questi ragazzi e ragazze vengono chiamati Hikikomori, che in giapponese vuol dire proprio isolarsi, staccarsi dalla realtà, abbandonarsi.

Ma da questo silenzio e torpore si può uscire! E questo romanzo per ragazzi, a tratti duro e struggente, ci dimostra come l’amore arrivi ovunque e possa potare ad un nuovo inizio e farci rialzare dopo tante cadute.

 

Law & Order, Uncategorized

L’invasione dei Bot

Soltanto metà del traffico in rete è generato da persone reali, la vera invasione dei Bot è creata dall’AI.

È stato pubblicato da Thales, leader globale della cybersecurity, il rapporto annuale Imperva Bad Bot Report 2024, che analizza il traffico globale di bot automatizzati.

La notizia è che quasi il 50% del traffico internet proviene dall’attività di bot spesso guidati dall’Intelligenza Artificiale.

Un terzo di questi è formato da bot dannosi, ovvero sistemi automatizzati specializzati nel creare danni ai siti, truffe, disinformazione o invadere le mail di spam.

Si può parlare di una vera e propria invasione di questi bot fake, creati cioè non da persone reali ma dall’Intelligenza Artificiale. Basti pensare che nel 2023 hanno raggiunto il livello record di 49,6%.

Questo grande aumento rappresenta una minaccia significativa per la cybersicurezza vista la loro capacità di colpire le vulnerabilità nei servizi cloud e nei dispositivi IoT.

Cos’é lo scraping

Tra le forme più diffuse di attività malevole dei bot troviamo lo scraping ovvero il “raschiare” le informazioni necessarie per indicizzare in modo automatico le pagine di un sito per identificare tendenze ed effettuare indagini statistiche sull’uso di prodotti e servizi.

Possono essere usati per il lancio di credenziali rubate su un sito per vedere quali funzionano o perfino l’esecuzione di attacchi DoS (Denial-of-Service). Nel rapporto leggiamo anche che i cyber criminali spesso lavorano in rete, esternalizzando le loro operazioni e riuscendo così a rendere più facile ed economico il lancio di attacchi su larga scala.

Non ultimo tutto questo traffico malevolo va ad accrescere l’inquinamento digitale di cui vi abbiamo già parlato in un precedente articolo.

 

C’è anche però un’altra faccia della medaglia. Ci sono anche i bot “buoni”. Ad esempio i bot dei motori di ricerca aiutano questi ultimi a capire il contenuto dei siti Web e restituiscono risultati più accurati.

I chatbot offrono a clienti e utenti risposte rapide alle domande oltre a essere attivi 24h su 24. Sono applicazioni altamente personalizzabili e sono multiuso, migliorando in ogni ambito l’esperienza dell’utenza anche grazie all’auto learning.

Come spesso succede con lo sviluppo tecnologico, anche qui ci sono aspetti positivi o negativi. Non bisogna cadere in luoghi comuni ma cercare di sfruttarne le potenzialità utilizzando sempre gli opportuni sistemi di sicurezza.

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Intelligenza Artificiale tra fascino e paura

Intelligenza Artificiale tra fascino e paura

Ti facciamo una semplice domanda. Chi sei? Chi potresti essere? Dove stai andando? Cosa c’è nel mondo? Quali possibilità ci sono?

La Element Software è orgogliosa di presentare il primo sistema operativo di intelligenza artificiale. Un’entità intuitiva che ti ascolta, ti capisce e ti conosce. Non è solo un sistema operativo, è una coscienza. Ecco a voi OS Uno.

(dal film “HER” scritto e diretto da Spike Jonze)

Usciva al Cinema 10 anni fa HER, pellicola vincitrice dell’Oscar come miglior sceneggiatura originale nel 2014. Qui il regista e sceneggiatore Spike Jonze immaginava che, in un futuro non troppo lontano (probabilmente il nostro oggi…), la tecnologia avesse preso il sopravvento nella vita quotidiana, le persone vivessero costantemente a contatto con i propri device, dotati di funzioni molto avanzate. Talmente avanzate che il protagonista, Joaquin Phoenix, riuscirà ad instaurare una relazione profondissima con il suo OS 1, un’intelligenza artificiale con voce femminile chiamata Samantha.

 

Le sue elevate capacità di ascolto e comprensione, di empatia, di auto apprendimento potevano sembrare in quel momento una visione fantascientifica, ma oggi sono oggetto di un dibattito profondo e filosofico su come questi enormi e veloci progressi informatici cambieranno non solo il mondo del lavoro ma anche il nostro modo di vivere le relazioni.

 

 

 

 

Questo perché la paura è sempre quella di non riuscire a riconoscere più l’umano dal non-umano, ciò che viene pensato e prodotto da una persona e ciò che invece è ad opera di una macchina. E di conseguenza di essere facilmente sostituiti ma ancor peggio che le macchine possono essere programmate e utilizzate a uso e consumo di qualcuno. Scenari apocalittici che effettivamente fino ad ora avevamo gustato con piacere al cinema sgranocchiando pop-corn, ma che vederli così realizzabili oggi ci inquieta un po’ di più.
Gli ambiti applicativi sono molteplici, non solo legati al high tech ma anche all’arte, alla didattica, alla scrittura… addirittura come sostegno psicologico!

Che cosa è un’intelligenza artificiale?

Prima di esprimere pareri intanto facciamo un passo indietro per capire come nasce.

L’intelligenza artificiale (AI) è la tecnologia che consente di simulare i processi dell’intelligenza umana attraverso la creazione e l’applicazione di algoritmi integrati in un ambiente di calcolo dinamico. In pratica l’obiettivo dell’AI è di sviluppare delle macchine dotate di capacità autonome di apprendimento e adattamento simulando il più possibile i modelli di apprendimento umani.

Anche se la fascinazione dell’uomo in tal senso risale addirittura al primo secolo a.C., il termine “intelligenza artificiale” è stato coniato nel 1955 da John McCarthy nel documento in cui lui e altri scienziati richiedevano la conferenza “Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence” con la seguente motivazione:

«Lo studio procederà sulla base della congettura per cui, in linea di principio, ogni aspetto dell’apprendimento o una qualsiasi altra caratteristica dell’intelligenza possano essere descritte così precisamente da poter costruire una macchina che le simuli. Si tenterà di capire come le macchine possano utilizzare il linguaggio, formare astrazioni e concetti, risolvere tipi di problemi riservati per ora solo agli esseri umani e migliorare se stesse.»

Da questo i temi principali del campo di ricerca sono stati le reti neurali, la teoria della computabilità, la creatività, l’elaborazione del linguaggio naturale e l’analisi delle capacità di problem solving degli esseri umani.

Il fatto che l’utilizzo di tutto ciò potesse avere un impatto etico e sociale non indifferente!
Lo stesso Stephen Hawking aveva espresso non poche perplessità nelle sue ultime interviste:
«Il successo nel creare l’AI efficace, potrebbe essere il più grande evento della storia della nostra civiltà. O il peggio. Non lo sappiamo. Quindi non possiamo sapere se saremo infinitamente aiutati da AI, o ignorati da essa, o presumibilmente distrutti da essa. A meno che non impariamo come prepararci ed evitare i potenziali rischi. L’AI potrebbe essere il peggior evento nella storia della nostra civiltà. Porta pericoli, come potenti armi autonome o nuovi modi per pochi di opprimere i molti. Potrebbe portare grandi perturbazioni alla nostra economia».

L’utilizzo nel mondo del lavoro

C’è chi invece valuta gli aspetti positivi.
Intanto è necessario ricordare che l’intelligenza artificiale può essere fondamentale per la sicurezza informatica. Grazie alla capacità di analizzare rapidamente grandi insiemi di dati, è possibile evidenziare e prevedere possibili minacce, così da attivare tempestivamente procedure di difesa evitando perdite di dati, di tempo e spesso anche di soldi.

E a fronte di chi sostiene che “i robot ci ruberanno il lavoro” c’è addirittura chi va in senso contrario!
In un articolo uscito su Forbes pochi giorni fa si prevede invece che l’utilizzo dell’AI abbatterà i costi del lavoro e aumenterà la produttività.

L’utilizzo dell’IA potrà ridurre lo stress integrando, piuttosto che sostituire, le capacità umane. Anzi, fino ad oggi, l’introduzione dell’AI nelle aziende ha creato più posti di lavoro di quelli che ha fatto perdere (dati OCSE gennaio 2021).

 

 

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