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L’invasione dei Bot

Soltanto metà del traffico in rete è generato da persone reali, la vera invasione dei Bot è creata dall’AI.

È stato pubblicato da Thales, leader globale della cybersecurity, il rapporto annuale Imperva Bad Bot Report 2024, che analizza il traffico globale di bot automatizzati.

La notizia è che quasi il 50% del traffico internet proviene dall’attività di bot spesso guidati dall’Intelligenza Artificiale.

Un terzo di questi è formato da bot dannosi, ovvero sistemi automatizzati specializzati nel creare danni ai siti, truffe, disinformazione o invadere le mail di spam.

Si può parlare di una vera e propria invasione di questi bot fake, creati cioè non da persone reali ma dall’Intelligenza Artificiale. Basti pensare che nel 2023 hanno raggiunto il livello record di 49,6%.

Questo grande aumento rappresenta una minaccia significativa per la cybersicurezza vista la loro capacità di colpire le vulnerabilità nei servizi cloud e nei dispositivi IoT.

Cos’é lo scraping

Tra le forme più diffuse di attività malevole dei bot troviamo lo scraping ovvero il “raschiare” le informazioni necessarie per indicizzare in modo automatico le pagine di un sito per identificare tendenze ed effettuare indagini statistiche sull’uso di prodotti e servizi.

Possono essere usati per il lancio di credenziali rubate su un sito per vedere quali funzionano o perfino l’esecuzione di attacchi DoS (Denial-of-Service). Nel rapporto leggiamo anche che i cyber criminali spesso lavorano in rete, esternalizzando le loro operazioni e riuscendo così a rendere più facile ed economico il lancio di attacchi su larga scala.

Non ultimo tutto questo traffico malevolo va ad accrescere l’inquinamento digitale di cui vi abbiamo già parlato in un precedente articolo.

 

C’è anche però un’altra faccia della medaglia. Ci sono anche i bot “buoni”. Ad esempio i bot dei motori di ricerca aiutano questi ultimi a capire il contenuto dei siti Web e restituiscono risultati più accurati.

I chatbot offrono a clienti e utenti risposte rapide alle domande oltre a essere attivi 24h su 24. Sono applicazioni altamente personalizzabili e sono multiuso, migliorando in ogni ambito l’esperienza dell’utenza anche grazie all’auto learning.

Come spesso succede con lo sviluppo tecnologico, anche qui ci sono aspetti positivi o negativi. Non bisogna cadere in luoghi comuni ma cercare di sfruttarne le potenzialità utilizzando sempre gli opportuni sistemi di sicurezza.

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Inquinamento digitale, l’impatto ambientale del web

Quando parliamo di inquinamento è facile pensare a cose tangibili o comunque “percepibili”. Gas di scarico, rifiuti, petrolio, plastica, pesticidi.

Esiste un tipo di inquinamento meno visibile ma sicuramente molto impattante a cui spesso non pensiamo. L’inquinamento digitale.

Se pensate che non vi riguardi forse dovreste fare caso a dove state leggendo questo articolo. Che siate davanti allo schermo del vostro pc o scorrendo le feed del vostro smartphone, sappiate che queste azioni apparentemente innocue hanno un impatto non indifferente sull’ambiente.

 Cos’è l’inquinamento digitale e quanto le nostre attività impattano sul pianeta?

 Per alimentare le infrastrutture che permettono l’utilizzo di internet è necessaria una grande quantità di energia. Contribuiamo all’incremento dell’inquinamento digitale quando inviamo una mail, un SMS o, ancor di più, quando utilizziamo piattaforme di streaming, gaming e social network.

Navigare in un mare di dati (mail, foto, messaggi WhatsApp e video) ha un costo. Gigantesco. C’è un esempio sbalorditivo che rende l’idea: se 70 milioni di abbonati in streaming abbassassero la qualità video dei servizi di streaming da HD a Standard avremmo una riduzione mensile di 3,5 milioni di tonnellate di CO2. Ovvero, il 6% del consumo mensile di carbone negli Stati Uniti.

Secondo il Global Carbon Project, il progetto di ricerca globale sulla sostenibilità promosso dal network internazionale di scienziati Future Earth, se il web fosse una nazione, sarebbe la terza per consumo di energia elettrica e la quarta per inquinamento dopo Cina, Usa e India.

Pensa che il digitale contribuisce alle emissioni mondiali di anidride carbonica mediamente per una quota del 3,7% del totale mentre il traffico aereo per 2%.

Il nostro accesso illimitato alla rete richiede tre volte più energia di quanta ne possano produrre tutti i pannelli solari del mondo.

Possiamo contribuire a diminuire le emissioni di carbonio grazie a semplici azioni quotidiane legate all’invio di e-mail, la navigazione in Internet, l’utilizzo di motori di ricerca o l’archiviazione dei dati. Facciamo qualche esempio:

  • elimina le vecchie email e compri le dimensioni dei documenti che invii per ridurre il peso del messaggio;
  • fai un uso regolare della funzione di ottimizzazione del tuo smartphone che arresta le applicazioni in esecuzione in background;
  • valuta cosa archiviare sul tuo hard disk piuttosto che su cloud. Spesso abusiamo dell’archiviazione online non pensando alla quantità di server sempre attivi per permetterci l’accesso ai dati h.24. Ricordati anche di eliminare i file che non usi più;
  • disattiva la riproduzione automatica dei video sui social network e sui siti web;
  • imposta la modalità stand by sul dispositivo dopo un certo numero di minuti;
  • Spegni sempre il computer e scollega i caricabatterie.

Fairphone lo smartphone sostenibile

Se una notizia positiva c’è consiste nel fatto che le ricerche su internet spesso riguardano temi di orientamento alla sostenibilità. Pare infatti che tra le sei milioni di ricerche al mese su Google, in Italia ci siamo concentrati su termini come “turismo sostenibile” “crescita” e “sviluppo” e sulla ricerca di monopattini, biciclette e auto ibride. Se stiamo diventando sempre più consapevoli sull’importanza della sostenibilità anche la nostra consapevolezza dell’inquinamento digitale deve tenerne conto.

 

 

 

 

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La società dell’informazione e dell’informatica

Se l’informatica è la scienza che gestisce l’informazione, il software, in qualsiasi sua forma, ne esprime la massima espressione. Si occupa infatti di organizzare e rendere disponibili informazioni utili, correttamente e in breve tempo.

Dietro la parola software ovviamente c’è molto altro, ma infondo è l’efficiente gestione dell’informazione uno dei suoi scopi più importanti.

Se la nostra è la società che ha fatto dell’informazione un bene economico, dall’altra non è sempre facile per PA, Aziende e privati, adottare strumenti e conoscenze adeguate a tutelarsi da una gestione superficiale dell’informazione.

In ambito informatico è necessario affidarsi ad un’analisi precisa e scrupolosa degli obiettivi e delle probabili vulnerabilità. Un’azienda che, ad esempio, ha necessità di ottimizzare la gestione documentale, oltre alla rapidità e alla facilità di reperire l’informazione non potrà sottovalutare l’importanza della cybersecurity.

Soprattutto negli ultimi anni gli attacchi di cybercriminalità subiti dalla PA e da Aziende di tutte le dimensioni sono aumentati in modo esponenziale.

Ultimo esempio, notizia di poche giorni fa, l’attacco cyber alla Asl di Torino. Un ransomware, probabilmente, che ha bloccato molti servizi sanitari, creando ritardi e molti disagi.

Secondo il 2022 Cybersecurity Skills Gap Global Research Report di Fortinet, il numero degli esperti di cybersecurity è insoddisfacente in tutto il mondo.

L’Italia, in particolare, terza per numero di attacchi hacker, soffre più di altri la scarsità di esperti e sistemi adeguati.

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