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PNRR e la digitalizzazione

PNRR: la digitalizzazione può partire

PNRR sta per “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”. E’ una di quelle sigle che sentiamo o leggiamo da qualche mese un po’ ovunque.

In tutti gli ambiti se ne parla, infatti, con un misto di speranza e timore. Timore di non riuscire a sfruttarne le opportunità.

Le risorse stanziate sono pari a 191,5 miliardi di euro e sono suddivise in 6 macro “missioni”:

  •     Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura – 40,32 miliardi
  •     Rivoluzione verde e transizione ecologica – 59,47 miliardi
  •     Infrastrutture per una mobilità sostenibile – 25,40 miliardi
  •     Istruzione e ricerca – 30,88 miliardi
  •     Inclusione e coesione – 19,81 miliardi
  •     Salute – 15,63 miliardi

La suddivisione degli investimenti previsti vede al primo posto la Rivoluzione verde, e al secondo posto la Digitalizzazione. Addirittura molto sopra gli investimenti previsti per la Sanità.

Perché al secondo posto?

Perché fino ad oggi la digitalizzazione e la spinta alla crescita annessa, non sono mai stati, in Italia, particolarmente sostenuti. Secondo l’indice europeo DESI 2021 che analizza la digitalizzazione dei Paesi, l’Italia si trova, infatti, al ventesimo posto. Non male se si pensa che nel 2020 era in venticinquesima posizione! Qualcosa si sta muovendo.

Orientarsi nell’ambito del PNRR non è semplice per privati, imprese e PA.

Un primo step di approfondimento sul piano ci viene offerto dal sito tematico Italiadomani. Fin dalla home page appaiono riquadri chiari e intuitivi che indirizzano verso le tematiche che si intendono approfondire.

Vi è inoltre un’intera sezione dedicata ai bandi, agli avvisi e ad altre procedure pubbliche cui poter partecipare per accedere ai finanziamenti previsti dal piano: vai.

 

Per approfondire:

Il pdf del PNRR

Il sito istituzionale dedicato al PNRR

Law & Order
Digitalizzazione PA: Agid e spesa ICT nella PA

Digitalizzazione nella PA: a che punto siamo?

Digitalizzazione e PA sembra non siano così incompatibili.

Agid ha appena pubblicato la rilevazione condotta su un panel di amministrazioni pubbliche, centrali, locali e autonome. Le domande riguardano la spesa sostenuta in ambito ICT dagli enti intervistati.

Lo studio è stato avviato nel secondo quadrimestre del 2021 e si è concluso a settembre 2021.

I dati raccolti non tengono conto degli investimenti previsti del PNRR e quindi sono sicuramente destinati a migliorare nel corso nel 2022.

Oltre alle domande economiche molti i quesiti qualitativi per comprendere come si stia muovendo la digitalizzazione nella PA e quali siano i soggetti al suo interno (o all’esterno) che si fanno carico dei vari aspetti ICT.

Riguardo alla cybersicurezza il questionario ha dedicato una serie di domande cruciali sia in termini di disaster recovery sia di vulnerabilità dei sistemi informatici. Come si legge nelle conclusioni del documento, “l’ambito su cui occorrerà concentrare in particolare l’attenzione (…) è sicuramente quello della cybersecurity, dove sia il volume della spesa sia le scelte e le soluzioni messe in campo, risultano ancora in ritardo”.

Più indietro di tutti su tutti gli aspetti ICT (sicurezza, servizi e formazione) sono sicuramente gli enti locali. Molto meglio le amministrazioni centrali e quelle delle regioni e province autonome.

Per approfondire leggi:

La spesa ICT 2021 nella PA italiana

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

 

 

 

 

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