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Microchip sottopelle tra fantascienza e realtà

Mentre in Italia imperversa il dibattito sul pagamento in contanti, quanto, come, dove e perché, all’estero ormai già da tempo c’è chi per pagare porge solo una mano!

Quello che pensavamo fosse possibile sono nei film di fantascienza per qualcuno è una realtà di uso quotidiano.

piano triennale per l'informatica

In Svezia sono migliaia le persone che già dal 2015 hanno scelto di inserire sotto la pelle un microchip per velocizzare la propria routine quotidiana: fare la spesa senza carte o contanti, avere sempre letteralmente a portata di mano i biglietti dei mezzi di trasporto o la tessera sanitaria con la propria storia clinica.

Anche in Svizzera, soprattutto tra i giovani imprenditori rampanti appassionati di nuove tecnologie, pare che questa avveniristica possibilità sia stata accolta con successo. A lanciarla Oltralpe è stato un chirurgo plastico, Christian Köhler di Zurigo, che alla “modica” cifra di circa 1.000 euro riesce ad impiantare sottopelle un sistema di pagamento contactless.
Secondo un sondaggio della Bbc, condotto su 4.000 europei, il 51% degli intervistati prenderebbe in considerazione l’idea di installare un microchip sottocutaneo.

Patrick Pauman, un trentasettenne olandese, che si definisce un “biohackerse ne è fatti impiantare addirittura 32 coi quali può aprire la porta di casa, l’auto, pagare nei negozi e prendere la metro. Un accessorio quindi che sembra semplificare la vita quotidiana degli utilizzatori, e che, dicono i sostenitori, è un oggetto completamente passivo che emette dati solo quando si appoggia la mano su un lettore di carte Nfc, la tecnologia di comunicazione wireless a corto raggio e ad alta frequenza che permette lo scambio di informazioni tra dispositivi, e che è presente anche nei nostri smartphone.

Questa tecnologia è nota dal 1998, ma solo nell’ultimo decennio è stata resa disponibile sul mercato.
Se vi state chiedendo se tutto ciò metta ancora di più a dura prova la nostra Privacy gli sviluppatori garantiscono che il chip sottocutaneo, a differenza per esempio del GPS che usano gli smartphone, è un sistema passivo. Paradossalmente se uscissimo di casa senza cellulare ma con il chip nessuno saprebbe dove siamo e GoogleMaps non ci potrebbe più aggiornare in modo affidabile sulle condizioni del traffico.
Questo non toglie che la maggioranza delle persone guardino a tutto ciò con scetticismo. Il tema non è solo quello della sicurezza e della salute ma anche da un punto di vista filosofico i dubbi sono molti.

Qual è il confine che non è possibile varcare in termini di privacy e sicurezza? Il legislatore sarà così lungimirante da soppesare tutte le questioni con la dovuta cautela?
Un fatto certo è che questa materia si trova ancora in una zona grigia legalmente parlando.
Il Garante della Privacy si era espresso a suo tempo non vietando l’impianto dei chip sulla base di una scelta personale “in stretta aderenza al principio di proporzionalità (…) e nel rigoroso rispetto della dignità dell’interessato” come si legge nel provvedimento del 2005 in materia di RFID, ma non è possibile alcun tipo di “imposizione”.

Sicuramente la discussione si amplierà in un futuro non troppo lontano, e chissà se qualche bambino particolarmente amante della fantascienza non abbia già richiesto il microchip nella letterina di Babbo Natale.

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